Addio Alfio maestro e papà, giornalista di razza

Giornalista di rara competenza, imprenditore in editoria: Alfio Tofanelli, per anni firma della Gazzetta dello Sport come collaboratore speciale tra Toscana ed Emilia, Umbria e Marche quindi firma di punta del Guerin Sportivo della leggenda di Italo Cucci con firme storiche e poi ebbe l’idea di privilegiare l’altro calcio, quello di B e C, fondando un magazine e poi un’agenzia trasformando in Tuttocalcio la testata che produsse poi Supertifo, che provò con generosità a far parlare tra loro acerrime sponde opposte. Una scuola di giornalismo vagando tra partite e ritiri, raduni e blitz su piccoli campetti a curiosare tra osservatori e giovani promesse. Gli bastò una lettera per dirmi che a provare a diventare giornalista era disponibile. Arrivai a Montecatini Terme con più speranze che ansie. Che diventarono ore liete quando intuì che il 22enne intraprendente ogni tanto s’immalinconiva ma giusto un filo e per lui si cenava a casa assieme a Riccardo, mentre la primogenita Fabiana già era vogliosa di indipendenza, con la meravigliosa moglie Giuliana pronta per una serata a teatro o a burraco che intuiva mentre il plaid saliva quasi al mento che anche quella serata sarebbe stata saltata da Alfio, adorato marito.  Appena libero da controlli per la dieta, tirava fuori qualcosa da mangiare.  La mattina dopo pagine da pensare, disegnare, riempire. Ero un figlio aggiunto e dopo me Antonio Giordano, oggi prima firma da Napoli del Corriere dello Sport, così come il romano-montecatinese Sandro Sabatini, certamente il più popolare tra noi già all’epoca essendo lo speaker della Montecatini Basket. E oggi volto noto impreziosendo la qualità di Sky e Mediaset a turno. Francesco Gensini altra scommessa del direttore-maestro-papà e poi Antonio Barillà oggi a La Stampa anch’egli brillante in carriera. Raccontare dei momenti vissuti con i fotografi Landino Landini e Silvano Cinelli in una Montecatini da bere come l’acqua delle sue sorgenti termali, un luna park brulicante alberghi e ristoranti, sarebbe lungo. O del mio ruolo di fratello maggiore che insegnava a Riccardo nelle serate in cui gli spazi vicino all’ippodromo Sesana erano vuoti le manovre per l’esame di scuola guida. E poi le risate e l’amore per la bici con Riccardo Magrini. dobbiamo ad emilio doveri l’occhio segreto di Allegri l’ultimo pranzo tutti assieme. Amava la Fiorentina ma senza urlare fedele al fatto che un giornalista non deve far capire con chi sta. “Presidente, sono io”, mi urlò al telefono dopo il congresso elettivo del 2021. Il resto è impregnato dalle lacrime che ritenevo di non essere in grado di versare. Mi assale un mix di sentimenti e mi permetto di dire che la stampa sportiva italiana perde un grande personaggio lontano dalle luci ma molto vicino al mestiere. Addio, Alfio per sempre.

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