Nel Governo del calcio un Abete sempreverde da commissario a presidente LND

Dal pomeriggio gli mancherà solo la Lega di Serie B ma non sarà un avviso per Balata la scontata elezione di Giancarlo Abete alla guida della Lega Nazionale Dilettanti che vivrà la sua restaurazione sotto la guida di un ormai incallito dirigente federale, il che non vuol dire nè polveroso nè senza stimoli. Tutt’altro, Giancarlo Abete è stato presidente della Lega di C battendo nei primi anni 90 in un duello tra gentiluomini Carlo de Gaudio (auspice Tonino Matarrese che pure era legatissimo al commenda partenopeo con casa e passaporto inglese ma intuì le doti dell’imprenditore sannita poi cresciuto a Roma in quella tipografia orgoglio di famiglia che stampava le schedine del totocalcio) è stato Commissario alla Lega di A e Presidente della Figc dove col solito stile fatto di mosse concrete e sempre eleganti si dimise senza che improbabili piranha piombassero nel pantano. Non dimentichiamo l’esperienza come vice presidente Uefa e da sempre il ruolo di “medico di famiglia” per l’intero mondo del calcio. Anche a capo del Settore Tecnico, prodigo di consigli anche grazie alla fondamentale e lunga esperienza come deputato della Democrazia Cristiana quando la politica era sì correnti ma soprattutto una straordinaria preparazione, una cultura dell’essere espressione del popolo che sembra roba da Jurassic vedendo i tempi attuali, che sarebbe un errore definire moderni. 

 Il Governo del calcio riempie così una casella che da commissario Abete ha occupato per pochi mesi, i 6 previsti, salvo convincere tutti anche sportellatori in seno alla LND che auspicavano il gran balzo che la soluzione migliore era lui. Non una diminutio, tutt’altro. La LND coi suoi grandi numeri e le sue storie di inclusione e campanili rappresentati è l’autentica cassaforte del calcio italiano per passione e sentimento. Abete lo sa e saprà senz’altro dare anche a livello di immagine quel salto di qualità fondamentale laddove la crisi economica e la pandemia hanno creato problemi a dirigenti lontani dalle voci in bilancio relative a diritti televisivi e altro. Abete, non solo perchè la cresciuta azienda di famiglia fondata dal papà Antonio che pur di rendere competitive rotative e lynotype chieeva sacrifici alla moglie Maria, si intende di relazioni e di media considerando la partecipazione in attività come Askanews o altro. Non si ricorda un solo moto di insofferenza o una frase sgradevole. Chi lo ha incrociato ormai da oltre 30 anni come dirigente federale ne ha apprezzato la sintesi, la visione periferica e a lunga gittata ma anche la nettezza nel dire no di fronte a situazioni poco convincenti.

Ci sarà una squadra con lui che all’ultimo voto proverà ad accaparrarsi le poltrone di vicario e quelle di vice presidenti per aree federali. Repace, Mossino, Cadoni, Mirarchi, Lo Presti sprintano per rappresentare aree e gruppi. Non è un giorno qualsiasi per il calcio italiano, con le sfide per Qatar 2022 alle porte con non pochi patemi.  

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