Il ritorno dei “io sono io” da Sarri a Mou da Max a Spalletti

Nell’anno della ripartenza, il motivo di grande curiosità in un mondo normale sarebbe il ritorno del pubblico sugli spalti (con misura variabile rispetto a quanto auspicato anche da esponenti di governo e pareri del CTS) ma di contro una continua osservanza di regole ferree per chi deve raccontare lo sport, cioè gli organi di informazione sempre più messi in problematiche condizioni di lavoro. Se ne ridiscuterà dopo le prime due giornate cui seguirà lo stop per gli impegni dei neo campioni d’Europa di Mancini a caccia del pass per Doha 2022.  

L’aspetto riesploso dopo aver conquistato le pagine dei giornali è il ritorno di signori – Mister, appunto – che hanno scritto la storia del calcio in Italia e per disparati motivi s’erano chiamati fuori dal circo. Big mister.

E allora riecco Sarri, il maniacale ricercatore di un gioco che a Napoli ancora ricordano con grandissimo piacere, che pur avendo vinto uno scudetto con la Juve due anni fa e una Europa League col Chelsea l’anno prima, si è ritrovato a spasso, senza ammiratori disposti a cacciare soldi e a credere nelle sue idee finchè non è stato Lotito a volerlo al posto di Simone Inzaghi passato all’Inter, al posto di Conte il Grande Assente. 

E riecco Max Allegri che è ritornato alla Juve dopo aver ballato solo sui siti di mezzo mondo, passando dal Real Madrid ai Manchester, dal Psg a chiunque altro ma in realtà reclamato dalla vecchia guardia bianconera sulla panchina dove ha realizzato uno storico, probabilmente irripetibile record di scudetti consecutivi. Più che sette meraviglie. 

E riecco soprattutto Mourinho, che per non avere ombre intorno ha provveduto a far mandare a casa grandi ex e personaggi del barnum giallorosso senza farsi scrupoli, a partire da Bruno Conti. A Mou, che vale rialzo in borsa, il compito di far sognare la Roma. E infine bentornato a Luciano Spalletti, quella faccia ossuta ma non detestabile, curaro sulla punta della lingua, la vera grande scommessa stagionale. AdL mai ha sbagliato un allenatore, scelta infelice non fu neppure Carlo Ancelotti che ha dato al Napoli la consapevolezza – si spera – che senza una forte impostazione societaria è impossibile coltivare sogni di gloria. Il ritorno dei Mister d’oro si spiega anche con l’esigenza dei presidenti di rientrare coi costi. Solo il loro carisma può far digerire la perdita di un elemento simbolo dal punto di vista tecnico.  

A qualcuno è già riuscito, altri svicolano o restituiscono palla alla società. Mercato aperto fino al 31 agosto ma ormai la maggioranza dei giochi sembra fatta.  

In A si rivede la Salernitana, culla storica del calcio, dove è nato il Vianema cioè il modulo con il libero, l’ultimo difensore staccato. E in B grande attesa per ormai una grande, solida realtà del calcio italiano: il Benevento. In tutto questo, il Centro Televisivo di Lissone con le Var Room è quasi del tutto pronto per far si che la tecnologia non sia un’opinione. C’è occhio sia per la A che per la B. E sarebbe questa la grande vittoria dei primi vagiti del nostro vecchio, caro calcio alla ripartenza.  

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