Scandali e veleni. Trentalange sotto pressione espella i furfanti per dare speranza ai giovani arbitri


Da sempre le giacchette nere, ormai ex,  sono ogggetto di sospetto. Ma dal “cornuto” gridato dalle tribune all’algoritmo del trucco per consentire salti di carriera e si presume – vedremo gli sviluppi – partite gestirew con acume ce ne passa. Di sicuro la situazione non è nuovissima e il compito per la nuova governance capeggiata da Alfredo Trentalange, che da ex direttore della scuola arbitrale ben conosce tutti gli indiziati o indagati, non è facile. L’Associazione Italiana Arbitri ha così risposto alle indiscrezioni in merito ai voti ritoccati per favorire alcuni fischietti: “In seguito alle notizie pubblicate da mezzi di informazione e agenzie di stampa, la dirigenza dell’Aia, entrata in carica lo scorso 14 febbraio, comunica che è a conoscenza del procedimento in questione relativo alla Stagione Sportiva 2019/2020. La nuova governance, in collaborazione con la Figc, si è infatti fin da subito messa a disposizione della procura federale, per fornire tutti gli atti e gli elementi necessari agli accertamenti. Eventuali provvedimenti saranno immediatamente assunti all’esito della chiusura indagini“. Aver specificato la data di presa di possesso della gestione Aia è doverosa e non certo una giustificazione per lavarsene le mani. Trentalange quando arbitrava veniva chiamato padre Alfredo dai suoi compagni di avventura ma oltre che per i modi garbati anche per l’esperienza da insegnante presso un istituto di suore a Torino. A memoria, essendo chi scrive colui il quale proprio sul Roma fece partire l’inchiesta, ricordo lo scandalo del Perugia di Luciano Gaucci favorito da un arbitro di C, Senzacqua di Fermo, col coinvolgimento del designatore Benedetti di Roma con regalia di cavallo della scuderia White Stars, quella del mitico Tony Bin, proprietà di Gaucci, al direttore di gara compiacente. Radiato, come fu sollevato dall’incarico Benedetti. Che il mondo degli arbitri sia sempre stato turbolento lo ricordo quando a Sportilia, colline romagnole, la gestione Casarin vedeva fischietti doc spiarsi a vicenda – si raccontava non senza fondamento – mettendo un poco di carta stagnola nell’imbarco batteria dei telefonini del tempo – non smartphone – che chissà per quale diavoleria diventavano come delle radio trasmittenti. Furonoanni roventi poi per Baldas, per un lampo vice Casarin e poi capo e per Lanese che pure fu defenestrato per accuse sparse ancorchè non certamente comprovate. Ma ormai fuori dal giro. Solo voci, certo, arbitri che puntavano sulle partite ai tempi del secondo calcioscommesse, o quelle che ancora prima volevano il signor abritro x produttore di poltroncine per stadi, l’altro ancora assicuratore di grido, l’altro ancora rappresentante della ditta di articoli sportivi che vestiva l’Aia e fu costretto a dimettersi dalla consociata gruppo Berlusconi che trattava operazioni finanziarie il bravissimo Enzo Fucci sezione di Salerno per presunta incompatibilità col presidente del Milan. Ma l’agente Fideuram non era solo lui.  Certamente il pensiero va a ragazzi e ragazze che sole o pioggia, vento o neve vanno sui piccoli campetti di provincia per far rispettare le regole. carichi di passione ed orgoglio per la divisa che indossano. E allora che si faccia subito chiarezza sull’ultima secchiata di veleni per dare speranza di legalità a chi assiste allo spettacolo della passione ed a chi ha come bibbia il regolamento Aia.     

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