Var, valutazioni arbitrarie rapide. Finale avvelenato, arbitri sotto osservazione


L’esperimento è finito, si ha la certezza che persino uno strumento tecnologico possa essere interpretato. La direzione di gara di Doveri con Mazzoleni al Var in Benevento-Cagliari è l’ennesima prova di un qualcosa cui il nuovo corso di Alfredo Trentalange deve mettere mano. Non si torna indietro, non è giusto. Ma la consultazione del Var a seconda di chi dirige e chi comanda la sala ralenty è un problema evidente. Nettissimo. Chissà se lo confermerà il presidente federale Gabriele Gravina, in visita blitz al comitato campano della FIGC dopo quelle in Sardegna e Abruzzo. Lui e Trentalange con Dal Pino già sotto pressione alla Lega di serie A sono uomini in questo momento stressati, costretti a pregare affinché niente ma proprio niente accada di irrimediabile in questo avvelenato finale di stagione per le ex giacchette nere, a loro volta appena perdonate perché sottoposte ad un . Tour de force con calendario strapieno senza un attimo di sosta. Allenamento, trasferta, albergo, partita: un tourbillon da perdere la testa.

E in mezzo, facile prevederlo, polemiche a tutto spiano a seconda dei campanili.  Certo, qualche volta ci si mettono pure loro con decisioni rallentate che ormai a fine stagione sembrano cervellotiche, tipo andare a consultare il VAR se l’azione può influire sul risultato. Trentalange ha promesso un’AIA social ma finora silenzio cantatore ed è inutile dire che parliamo di uomini non di macchine perché chi scrive per alcuni anni è stato arbitrologo e non c’è classe più scafata al di là degli errori in buona fede.  

C’è da dire che le scelte per Rizzoli e la sua commissione (si deve presumere che il Presidente Trentalange non metta becco nelle designazioni) composta da Gava, Giannoccaro e Stefani, il compito è arduo. La fioritura di arbitri negli ultimi anni a livello di “competenza” nel gioco e personalità si è di molto appassita. Quando padre Alfredo dirigeva, i compagni di ritiro erano tra vecchi e nuovi autentici monumenti per qualità e/o perlomeno esperienza e si dice a Napoli cazzimma. Qualche nome significa fare un elenco telefonico: D’elia, longhi, Lanese, Agnolin, Amendolia, Collina, Cesari, Lo Bello junior e giovani virgulti come Collina, Cesari, Boggi, Pairetto. 

Atleticamente, nulla da dire. La buonanima di Amendolia già al test di Cooper crollava, ma Casarin pur integerrimo chiudeva tutti e due gli occhi., Oggi sono sempre nel vivo del gioco, gli assistenti sono in vero eccezionali su quella riga a scrutare tra riflessi maligni e gambe rullanti il minimo posizionamento sbagliato. Ma di sicuro in questo caldissimo finale di campionato Trentalange e Baglioni e nuovo CN dovrà mettere lo scudo davanti all’esercito come gladiatori per evitare che gli arbitri finiscano dietro il banco degli imputati. E non dimentichiamo lo scandalo delle carriere – ancora da dimostrare – facilitate mentre Trentalange era alla guida della Scuola Arbitrale, dunque non un estraneo in AIA. Di sicuro a Benevento il Var ha stravolto la regola ordinaria e Mazzoleni è recidivo: appena 7 giorni fa gol annullato ad Osimhen sempre con la bilancia pronta a pesare la pressione fisica tra i corpi. Le urla di Vigorito dopo anni di silenzioso rispetto sono la reazione di chi ha subito troppo. Il Benevento aveva 11 punti di vantaggio ora arranca ma dare la pedata mentre si affonda no. Esulta Cagliari che il 28 maggio ospiterà in un clima non teso italia san San Marino pre europei col pubblico seppur ridotto.

    

SEGGIOLE & POLTRONE. Intanto il Palazzo dello sport vive la vigilia del rinnovo delle cariche: con l’uscente Malagò si sono candidati alla presidenza del CONI il saggio Franco Chimenti, presidente Federgolf e primi tifoso di Malagò, e come competitor la campionessa di ciclismo Antonella Belluti e l’ex presidente della federcicflsimo Renato di Rocco. I bookmakers vedono favorito Malago’ che il 13 a Milano dovrebbe porter rilanciare la sfida per l’autonomia anche economica del Coni nel momento in cui fioccano (perché si tratta di Olimpiadi Invernali) polemiche sul scranni e divani in stanze con poltronissime occupati mentre non sono neppure scattati i contributi del Cio. Mentre l’unica nota lieta è col ritorno sui campi e nei palazzotti e nelle piscine tra canestri e tatami dei giovani, la linfa vitale dello sport. Che si pensi a loro più che a sistemare fanti, pedoni, e cavalli spesso ronzini sulla scacchiera. 

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