Bostik Gravina ha incollato il mosaico, stravincendo. Da oggi l’auspicio è un calcio con un unico impegno: riaccendere la passione.

Gravina a mani alzate, come quando non c’è sprint e il ciclista in fuga fa passerella prima del traguardo. Gra-vi-na si è abbattuto come una slavina su Cosimo Sibilia, la cui faccia tirata prima dell’avvio dell’assemblea per l’elezione del nuovo presidente federale FIGC faceva capire tutto. Altro che notte di accordi, dev’essere stata una vigilia al calor bianco nel solco di una campagna elettorale da un lato (Gravina) istituzionale e dall’altro (Sibilia) aggressiva per patti non rispettati, peraltro sottoscritti quando oggi c’erano altri personaggi coinvolti: e cioè Ghirelli a capo della C e Trentalange all’Aia, che si sarebbero ritrovati addosso impegni presi da altri. Comunque qui, la cosa più grave è che tra quell’intesa di massima sigillata nello studio di un avvocato e oggi c’è di mezzo la tragedia del Covid, la pandemia, il calcio ripartito senza favoritismi come pure si temeva e senza pubblico, con voci d’incasso in fortissimo ribasso, insomma con una strada tutta a precipizio tra la conservazione di industria dello sport e struttura pericolante. Gravina, supportato da tutte le componenti (compreso LND) ha gestito con stile ed efficacia, agevolando la ripartenza nella sicurezza propria di questi tempi, ragionando con tutti, compreso il mondo dell’informazione su dispositivi e numeri di accesso allo stadio per lavoro. Ha più volte evidenziato amarezza per l’atteggiamento del rivale, e il senso delIo scontro sarà evidenziato dalle primissime scelte, e ha dichiarato apertamente che chi ha messo in discussione la sua onorabilità, e chi ha favorito graffi urticanti persino sulla sua pace familiare non ha spazio nella Figc che deve ripartire.  Presieduta da un Carraro nume tutelare al quale è stato perdonato aver definito norme igieniche le disposizioni anti-covid, una sorta di faraone al tavolo con tutte le medaglie in vista di una carriera straordinaria come dirigente non solo sportivo, l’assemblea ha registrato come da ampie previsioni il sostegno delle Leghe di A, B e C a Gravina, e lo stesso dicasi per Assocalciatori e Assoallenatori. Come super previsto conoscendolo da 30 anni, Trentalange appena eletto dopo 12 anni di repubblica nicchiano, non poteva che annunciare l’astensione dell’AIA. Un 2% che influisce nella politica gestionale dei campionati, dunque molto più nella sostanza che nell’aspetto numerico. 

Nei discorsi di Gravina e Sibilia troppe citazioni: da Seneca a Pasolini, finendo poi con Sibilia anche a parlare di auto usato sicuro sempre battendo sulla linea di una intesa ormai fuori dal tempo.

 Nell’anno del campionato europeo itinerante, come ha confermato Giorgio Marchetti della Uefa, un dirigente di talento e qualità tanto sobrio quanto operativo, Il calcio in tutte le sue componenti ha bisogno di restituire orgoglio e Mission. Una intera generazione di aspiranti campioni è finita nel tritacarne: la pattuglia 2003-2005 non ha fatto un torneo, un allenamento, un collegiale, e questo sia per le giovani leve del Club italia che per le rappresentative maschili e femminili della LND è un danno enorme. Sarebbe stato bello se su questo si fosse incentrato il dibattito, magari con opinioni differenti ma tutte tese al rilancio del movimento.

La B ha una sua identità mentre la C deve recuperare quel ruolo di covo di passione tra il campanilismo e la ricerca dei giovani di talento. La terza serie rispetto a 20 anni fa è un’altra cosa. Prima un grande club mandava in calciatori nella fascia 18/24 anni a farsi le ossa in serie C. Oggi neo maggiorenni sono già debuttanti in A o B. E allora inutile inseguire le chimere dei calendari a spezzatino con irruzioni televisive ma ripensare al modello terza serie è il primo impegno di questo calcio tra conferme all’80% e rinnovi, che sono quelli di AIC e AIA. Calcagno nel suo intervento ha sottolineato le difficoltà dei giovani calciatori ma non solo, compreso quei dilettanti che tali non sono della serie D.  E’ fin troppo evidente che la sfiducia di Gravina a Sibilia non deve costituire per la LND la paura di stop ai suoi margini di crescita. C’è un problema di numeri uscito dall’urna dell’hotel dagli ampi saloni che ha consentito lo svolgimento dell’assemblea. Se come sussurrato a Sibilia sono andati i voti di Lazio e Benevento della A, dell’Avellino in C vuol dire che non solo il comitato Lombardia presieduto dall’intramontabile Tavecchio ha messo in buca dissenso verso l’uomo che il 6 febbraio è stato rieletto senza concorrenti alla Presidenza della LND. 

In due settimane, evidentemente la mossa di sfidare comunque Gravina dopo aver ottenuto la fiducia alla Dilettanti deve essere andata di traverso a qualcuno. Gravina ha ricordato come mai una pioggia di soldi era stata riversata sul mondo del calcio ritenuto amatoriale come sotto la sua gestione per effetto Covid, come a dire che non ha voluto far pesare su innocenti i graffi ricevuti. A Sibilia, nato col pallone nella culla, figlio di un dirigente intuitivo come pochi, ed egli stesso giovane difensore nella squadra di famiglia, il compito di far tesoro di questa battuta d’arresto e far luccicare la LND, crogiolo di storie e città. Gravina ha ricordato con orgoglio che nel calcio ha iniziato dalle aste, dirigente di una piccola società poi balzata agli onori della cronaca, impeccabile dirigente federale poi. Due uomini di calcio. E il calcio vuole risposte da oggi.  A proposito di citazioni domani è un altro giorno: il calcio, lo abbiamo scritto ieri lo ribadiamo oggi, non ha bisogno di veleni ma di vedute strategiche. E’ certamente il compito più difficile, considerando la natura dell’uomo, ma anche doveroso. Imprenscindibile.

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