Tocca a Insigne prendere per mano il Napoli

Ha sofferto più degli altri. Il capitano in tribuna. Costretto a mordere le mani per un va a cacare (dubito ci fosse la g al posto della c) ad un arbitro votato a dirigere male. Che non vuol dire in malafede ma non all’altezza di una sfida così delicata. Degli arbitri ho spesso detto, al di là del rinnovo delle cariche che lascia pensare ad un prolungamento della Nicchi’a dynasty, c’è un materiale immensamente meno valido rispetto a 20 anni fa. Ed è inutile prendersela col calcio più veloce, col var etc. È la personalità che manca, è la competenza come intenditori a livello di lettura del gioco che manca. Domenica di tormento per Lorenzo Insigne che ha però meritato il titolo di azzurro dell’anno. Momento felice con la squadra per cui la sua famiglia ha sempre tifato, coi colori che teneva in cameretta da bambino. Bene finalmente in Nazionale, dove è passato da grande rimpianto per non essere stato utilizzato nelle sfide decisive per Russia 2018 a punto di forza della Nazionale per ora sospesa tra presente e futuro di Roberto Mancini, un gruppo che non ha un avvenire dietro le spalle ma ha tutte le potenzialità per essere una squadra di fortissimi. Nella sua carriera ecco tre allenatori fondamentali: Zeman, Pescara. “Un maestro, insegna il calcio dalla base e io Immobile, Verratti siamo sintonizzarti sulla stessa lunghezza nel ringraziarlo, Come Totti, del resto, che lo ha sempre elogiato. Poi Sarri: “maniacale nella cura di ogni dettaglio, lavoratore e allo stesso tempo intuitivo”. Ora Gattuso: “sta confermando la fama di affamato che lo ha preceduto e in più sorprende con una personalità, una mentalità da vincente. Umanamente il massimo, tecnicamente posso solo aggiungere di mio quel poco al molto che già da anni si dice sul suo conto”. Riascoltando o rileggendo le sue interviste balza evidente un dato: non è un opportunista. Per chi non sente non spende melliflui complimenti. Ha fatto un giro di valzer pure coi procuratori dagli storici per poi transitare con Raiola fino a trovare l’intesa con Pisacane che parla lingua napoletana come lui, col cuore napoletano come Lorenzinho. Finalmente, Insigne è Napoli. In Nazionale indossa la 10, nel Napoli è vietato ma come ogni bravo tifoso non se ne duole. Maradona, un mostro ormai sempre più sacro .
E’ molto maturato, pur conservando tutta la genuinità del ragazzo nato coi sogni e non con la classica mangiatoia bassa. Parla lentamente, a volte allungando lo sguardo come cercasse il filo di idee che potrebbero scappar via in dribbling insistito, ma senza atteggiare la pronuncia come fanno quelli che ormai pedinati da microfoni parlano in falsetto provando a darsi un tono da vip.Ride, scherza e si incazza coi compagni, perché ha capito che il Napoli ha nel destino essere una squadra che pur cambiando gli interpreti, tra arrivi e partenze, fa vincere lo spirito di gruppo. Ieri sera ha sofferto come e più di se stesse in campo. Ed è ormai capitano anche nel cuore dei tifosi . Una domenica balorda è alle spalle, ora con fiducia e forza verso un 2021 due volte azzurro: Napoli e Italia con Euro 2021. 

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