Addio a Pablito una lezione per i divi di oggi

Un pezzo di cuore strappato all’improvviso. Piccolo ma sanguinante. Molto. Paolo Rossi è stato l’eroe dell’impossibile. Spagna 82, il goleador riemerse dalle tenebre dopo anni tribolati. L’eplosione nel Vicenza di Giussy Farina, poi la Juve che lo scippa al Napoli, il parcheggio a Perugia per la favola della squadra di D’Attoma e Castagner, la tentazione che diventa squalifica per aver aderito al patto scritto da Della Martira nel salone vista mare dell’albergo a Raito prima della sfida di Avellino: due gol per poter vincere la classifica cannonieri senza togliere un punto agli irpini. Oh ragazzi, a me interessa far gol avrebbe risposto Paolino da Prato, la classica infanzia fatta di cose semplici.  Il Napoli rimase male, Ferlaino furente. Ancora oggi il presidente della storia ricorda: “chiamai Boniperti e lo presi di brutto ma siccome lui è stato un altro monumento del calcio mi spiazzò: telefona all’Avvocato mi disse. E qui la cosa diventava complicata, per mille e un motivo. Ho sempre odiato la Juventus ma il calcio è una ruota, e pensai di far arrivare ad Agnelli questo pensiero: so che certamente terrà conto di questo episodio”. Anche la tifoseria fu delusa e amareggiata, ma quando Paolo tornò al San Paolo da avversario non ci fu la manifestazione per esempio riservata ad Higuain, con le dovute proporzioni”.  Rossi-Rossi-Rossi, ad ogni gol l’indimenticabile gentiluomo del microfono in tempi di Rai monopolista e calamita del paese Nando Martellini ripeteva il suo nome come a voler sottolineare l’apparizione del figliol prodigo, restituito tra mille polemiche all’azzurro della Nazionale prima di un mundial incredibilmente vinto. Rossi in campo rendeva semplice quello che ad altri sarebbe stato imposaibile fare: innanzitutto fari trovare sulla mattonella lsciata libera dl nemico. Ogni suo gol è un furto con destrezza, nel senso artistico – se c’è – del termine. Un senso della posizione unico, la freddezza dell’implacabile goleador anche quando le arterie pompano ad ampio flusso. Forse, nel momento tra il posizionamento e il colpo al pallone il battito a Pablito era vicino allo zero. Il sorriso di famiglia, come tutti i calciatori strappati in tenera età alla famiglia sposò a Vicenza Simonetta, la fidanzatina dell’infanzia. Poi come per altri, c’è stata una seconda volta. E la gioia di poter tornare a fare il papà. Nel mezzo, premi e apparizioni tv. Commenti tecnici asciutti ma mai urticanti, rispetto per la prima voce senza dire ma sai chi sono io? Grazie ancora oggi a Carlo de Gaudio, che ricevette una telefonata di Rossi sul finire degli anni 80, per una breve vacanza a Capri. i fermò a Napoli e il commendatore ricordò a Paolo come fosse Elio, il suo fidato segretario, a far spedire dall’Italia i telegrammi che a Vigo, sede del ritiro azzurro, a Bruno Conti mentre in realtà piovevano sempre e solo per Rossi, con dispiacere di Bruno che fu un castigo per tutti, e l’ispiratore di Paolo diablo del Mundial.   Se ne vanno emozioni forti, maledetto 2020 che porti via le favole che più sono piaciute a grandi e piccini. Una maglia di Paolo Rossi aiutò soldati italiani a risolvere un gran pasticcio a Beirut, nel 1983. Ma le storie sono tante, di lui rimane una frase che va scolpita. Qual è la maglia che più hai amato? “Quella azzurra”, rispondeva. Quelle azzurre, avremmo voluto dicesse. Ma Paolo Rossi è stato un beniamino per tutti, senza confini.       

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