Murales per Diego, i vuoti di memoria e i pieni di sé

Un domani non troppo lontano, quando il Covid sarà prigioniero della scienza e non noi suoi carcerati, Diego Armando Maradona tra Napoli e Buenos Aires scandirà il tempo della memoria e anche del tour tra i sentimenti. A Napoli la memoria si snoderà tra i quartieri spagnoli, i suoi murales, lo stadio San Paolo, le stazioni Mostra-Maradona e DAM della cumana. Visto che i proprietari della casa in via Scipione Capece nulla hanno toccato, anche lì con opportuni accorgimenti e pezzi del Pibe sarà possibile creare una stazione. 

Memoria, già: cos’è? Leggiamo: capacità di raccogliere informazioni sensorialiimmagazzinarlerecuperarle e quindi esprimerle in forma verbale; documento che raccoglie fatti autobiografici o in diritto carte prodotte a propria difesa da un imputato sugli eventi del dibattimentomemoria mediatica: conoscenza (di un evento o di altro) avvenuta tramite un mezzo di comunicazione di massa; dati su scheda di memoria; memoria di un popoloriferimento culturale e tradizionale costituito dagli usi e costumi e spesso inerente all’attualità; memoria storicacoscienza civile dei cittadini di una nazionememoria visiva, e infine memoria di lavoro, parte di memoria che permette di ricordare e manipolare informazioni. 

A quale memoria appartiene il murales della stazione”regionale” Eav presentato in gran fretta, dopo l’annuncio della “comunale” stazione della Metropolitana collegata alla Mostra d’oltremare? Rien ne va plus, ciascuno ha fatto il proprio gioco. E continua a farlo. Ma gioca coi fanti ma lascia stare i santi, che tali sono per i tifosi i grandi protagonisti della storia di una società di calcio.  Il mio è un discorso del cuore non politico. Ma parlare di strafalcioni è come dare una pacca sulla spalla a chi entra in un negozio porta via l’incasso e anche un qualcosa in vendita. Tra i volti mancano pezzi da 90, la storia di chi non conosce la storia: i presidenti sono stati travolti da una pandemia artistica: mancano Ascarelli,  da Piazza Mercato titolare di una grande industria di tessuti fondata nel 1879 che portava il suo nome. Appassionato di calcio, fu tra i fondatori dell’Open Air Sporting Club, quindi, come scrisse l’anonimo giornalista del Mattino nel suo coccodrillo «passava a valorizzare l’Internazionale poi l’Internaples», di cui nell’estate del 1925 rileva da Emilio Reale il ruolo di presidente, per diventare successivamente presidente e mecenate del Napoli. Fu protagonista del rinascimento ebraico napoletano[2] e mantenne relazioni col mondo culturale], anche come amante dell’arte e studioso autodidatta di pittura.  Appassionato di sport, fu tra i fondatori del Real Circolo Canottieri Italia cui donò la sede[ sulla Banchina Santa Lucia. Nesuna traccia. Missing. Lo stesso dicasi per il mitico Comandante Achille Lauro, un nome una leggenda. E ancora Roberto Fiore, altro presidente entrato nel cuore dei tifosi e dei suoi calciatori. Fino a Corrado Ferlaino, il presidente degli scudetti, l’uomo capace di portare Krol e Maradona per non parlare di Careca e Giordano e altri ancora.  

Possibile che prima di togliere i veli non ci sia stato un con un filo di memoria a controllare l’opera d’arte così zeppa di vuoti di memoria, appunto?  I calciatori sono ritratti da due street artist, Fabio Della Ratta e Domenico Olivieri. un bel lavoro dal punto di vista tecnico, basato sulle foto di quella miniera che è l’archivio Carbone. Un progetto nato più di un anno fa da un’idea di Salvatore Velotti della Inward, l’osservatorio sulla creatività urbana che si dedica all’arte di strada sul territorio, hanno evidenziato gli orgnizzatori ma sono certo che se avessero chiesto a Mimmo Carratelli o Romolo Acampora o Antonio Corbo una consulenza avrebbe suggerito i volti da inserire per forza e non per far piacere. Il presidente de Laurentiis ha sottolineato che Ferlaino merita, e grazie si potrebbe dire. E che pure Oshimen deve entrare in galleria. Cominciamo da chi la storia l’ha costruita, lasciando tracce. E allora torniano alla A come Ascarelli, poi il seguito aspettando i successi tricolori di quest‘epoca. Chissà che non siano più vicini di quanto si possa pensare.  

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