Sport col catenaccio, così si distrugge una generazione.

Qual è la categoria degli sport di contatto? Li è la boxe. E lo è anche la scherma ? E il calcio e il basket? E il rugby o il judo? Se dovesse diventare esecutivo oggi quanto anticipato dal Ministro per la Salute al Comitato Tecnico Scientifico non è al calcio sei divi che dobbiamo pensare ma all’atrocità perpetrata a danno della generazione di Possibili Fenomeni fermati per la seconda volta in quella fase di crescita sportiva e umana fondamentale. Che si consentano allenamenti in sicurezza ma soprattutto in certi territori i valori dello sport consentono un’opera sociale rilevante. Parlo da vice presidente nazionale dell’unione stampa sportiva italiana che ha iniziato una ormai lunga carriera raccontando i tornei giovanili di calcio e pallanuoto oppure judo e hockey su pista. Ai ragazzi tra il 2003 e il 2006 di ogni sport stiamo strappando una opportunità ma in generale li stiamo privando di un bisogno primario: l’aspetto ludico. Non è un discorso solo italiano. Ma qui viviamo e per questo ci preoccupa lo sport sotto attacco Covid. Nella fase del lockdown, le immagini – perlopiù autoprodotte – dei big del pallone che si allenavano in casa, sul terrazzo, nel giardino, in cantina, nel sottoscala hanno fatto da incoraggiamento per molti: tranquilli, torneremo – TUTTI – ad avere modo di divertirci con la nostra passione. Siamo al limite, il barile sembra di nuovo colmo. I numeri sono impietosi, le sentinelle della morale in servizio permanente effettivo ululano: il calcio non fa differenza, deve essere fermato.  Se uno si mette un pochino a ragionare, lo scudo intorno agli sport con in testa il calcio ma anche basket e volley è solido: controlli in rapida successione, investimento per la salute perchè lo show rende di più tra diritti tv e sponsor anche se l’acqua comincia ad essere poca.  Ma c’è un altro mnondo di sport e valori che rischia il collasso. Intere generazioni di possibili fenomeni cancellati dalla malattia. E non si può dire “cosa possiamo fare?” ma studiare un serio piano di investimenti per lo sport italiano, ma quello di base. Sport & Salute, l’organismo di Governo che di fatto gestisce la programmazione e le risorse, al netto delle sportellate col CONI privato di parecchie e vitali / preziosi mansioni ha il dovere di prendere in considerazione il presente ma soprattutto il futuro dello sport. Ieri, giusto per esempio, è saltata la Supercoppa di basket di A2 tra Napoli e Sansevero. Parliamo di un campionato cosiddetto semirpofessionistico. E pallanuoto, pallamano, e molte altre discipline hanno tornei già zoppi. Arrendersi? Mai. Responsabilità si, è un dovere primario. Si continuano a vomitare pagine epagine di giornali sulla ASL a gamba tesa, il Protocollo del Comitato Scientifico da rielaborare, se è giusto che la Partita Infinita tra Juve e Napoli debba essere giocata e non decisa a tavolino. In mezzo, rispunta il vecchio Procuratore Capo che riparla dell’audio durante un Var con sempre la Juve di mezzo e il Pianeta Lontano, il calcio, tra le sue sigle da FIGC a Lega vede piovere solo veleni sulla terra bruciata che sta lasciando.  C’è una Generazione di Possibili Fenomeni che rischia la cancellazione causa Covid. Nel calcio, ma in generale per l’assetto delle scuole non a modello Campus, i settori giovanili sono l’anello debole dell’intero sport italiano. Se escono talenti nell’atletica, nello sci, nel tennis, lo si deve a maestri appassionati e in molti casi genitori che sostengono le ambizioni dei figli mandandoli nei centri federali o presso scuole top.  Ma i Settori Giovanili sono a rischio pesantissimo. La genberazione dei ragazzi osservati dai grandi club, quelli che vanno dal 2004 al 2006, in caso di lockdown si ritroveranno nella fase del superamento dell’età di crescita per il grande salto. Un danno enorme. Incalcolabile. Tristissimo. Migliaia di ragazzi coi sogni spezzati ma anche con concrete possibilità private. E allor peniamo ad un Fondo Straordinario affinchè la Bolla anti Covid sia riservata anche alle giovani speranze dello sport, convogliati tutti assieme presso un Centro Federale. Insomma, un piano di intervento va studiato. Non si vive di soli big, tutt’altro. E lo sport non ammette la DAD. Didattica a distanza grazie alla tecnologia è uno strumento di salvataggio con pochi traumi, ma un palleggio, uno smash, una schiacciata, un tiro da 3 con il joystick sono un passatempo non sport.          

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