Mannaia Covid l’Ufo planato sul Pianeta Lontano

C’è un maledetto convocato in ogni partita: Covid 19. Il virus che ha scombussolato campionati o sospesi o conclusi tra mille paure, diventa frequente intruso a frontiere aperte, e attenzione calata. E’ successo quanto finor mai accaduto: una partita non giocata a poche ore dal fischio d’inizio per casi di calciatori infetti. A Lisbona il Napoli era arrivato da poco, con aereo privato, e appena preso possesso dell’hotel ecco il messaggero dello Sporting avvertire che tutto sembrava congiurare per il no alla partita. Verso la nuova serie A che scatta domenica prossima c’è una partita di soldi ma ancor più di salute. Il fattore COVID ha falcidiato la prima parte dei ritiri facendo venire il sospetto che la stagione “regolare” sia stata portata a termine perché così doveva essere.  Il Napoli da subito con Petagnone in quarantena, il Benevento a Seefeld, Austria, appestato con un caso accertato e allenamenti a gruppi di 4, amichevoli tutte saltate, calciatori rimasti in Austria anche dopo il rientro nel Sannio del resto della squadra. E via via uno dietro l’altro. I focolai sono ormai passi in Italia, e nel calcio il rischio è enorme come la vicenda de laurentiis ha dimostrato: se in Lega A fosse scoppiata una bomba Covid, sarebbe stata durissima pensare a ripartire. Il 19 settembre è dietro l’angolo ma anche questa sarà una stagione complicata. Ammesso che parta per tempo, c’è il fattore soldi che tiene banco. Sono saltate le campagne abbonamenti che per grandi club, dalla Juventus alla Roma passando per Milan e Inter più che il Napoli da molte stagioni lontano dal classico comprare a scatola chiusa, rappresentano un mettere in cassaforte liquidità spesso necessaria per operazioni spalmate, e chissà se sarà possibile confezionare un pacchetto fedeltà a stagione in corso.  Le neo promosse poi sono letteralmente vittimizzate dalle partite a ore chiuse, considerando che da Spezia a Benevento l’entusiasmo di base e il fascino del big match scatena corse al botteghino. Senza quei soldi, rimane il diritto alla serie A e la torta dei diritti televisivi. 
Vero spartiacque è l’inizio dell’anno scolastico. Abbiamo una settimana per capire come i bambini sapranno tener testa alle rigorose disposizioni di attenzioni, esattamente quelle che migliaia di adulti hanno disatteso tra feste, festini, musiche e dediche.  Sul piano tecnico, le squadre si presenteranno al via sena test show alle spalle. In scaletta durante i ritiri le partite contro amatori e boscaioli o comunque squadre di categoria inferiore. Tutto questo solletica i nostalgici ma di certo non piace ai presidenti. Aurelio de Laurentiis in tempi di rilancio sulla new media company che autoproduca per la Lega di serie A e rivenda il campionato, ha avuto conferma come il calcio per il tifoso sia malattia. Primi gol di Oshimen visti da migliaia sulla pay per wiew. Lo capì ai tempi dell’Intertoto, una manifestazione al tempo tanto snobbata che i grandi network neppure l’avevano in palinsesto. I grandi sponsor e i paesi stanchi di vedere le stelle solo in tv, dagli Emirati Arabi a CIna e Giappone passando anche per gli Stati Uniti, hanno rinunciato a mettere in piedi quadrangolari o triangolari di grande presa, con Real Madrid, Liverpool, Barcellona, Juventus, Inter, Milan, anche Roma e Napoli o Atletico madrid per non dire del Bayern Monaco o del Psg. E questo ha significato perdita di ingaggio per la partecipazione e perdita di diritti televisivi e di immagine per squadra e singoli con le ricadute e le royalty scritte nei contratti-lenzuolo ormai stipulati tra le parti. Il Pianeta Lontano si scopre vulnerabile.  

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