Da Catanoso ad Orsato arbitri sulla graticola

C come Carneade. O C come Catanoso: chi era costui? Fermo restando che la verità dovrebbe sempre venire a galla, bisogna capire quanto interesse c’è con campionati di calcio presi per le orecchie e condotti forse in porto tra mascherine e assembramenti a tenere vivo l’ultimo scandalo: la partita Virtus Verona – Gubbio dell’11 gennaio scorso sospesa a 11 minuti dalla fine per infortunio al direttore di gara Catanoso di Reggio Calabria proprio mentre l’Interpol che controlla il movimento sulle scommesse sportive continuava a registrare dalla Calabria flusso anomale sull’1, cioè la vittoria della squadra di casa, in quel momento soccombente a sorpresa.
Il capo della Can C è un ex arbitro a lungo ad altissimi livelli in serie A, e da tutti i colleghi ritenuto affidabile serio inattaccabile incorruttibile: Damato della sezione di Barletta. “Il migliore della generazione successiva alla nostra”, ricorda Robert Anthony Boggi, che lo ha seguito dagli inizi fino al passaggio nella Can A. La macchina giudiziaria andrà avanti, sia come giustizia sportiva che come giustizia ordinaria. Come è giusto. Da quell’episodio intanto pur con aggravio di spese la Lega di C presieduta da Francesco Ghirelli (manco a farlo apposta di Gubbio ma è solo una coincidenza) ha aggiunto alla terna il quarto uomo in grado di subentrare al direttore di gara in caso di infortunio.
La C è un torneo-tormento, molte società arrivano a fine anno senza i punti conquistati sul campo in classifica, dote erosa dalle inadempienze amministrative del club. Stipendi non pagati, triste dirlo, spesso si traduce in in partite con macchie. I risultati clamorosi non sono pochi, ma come si dice la palla è rotonda.
INCHIESTA CHOC. Le prime indagini stanno portando alla luce che movimenti anomali dalla Calabria siano stati registrati persino sulle partite del campionato Primavera, senza Var e senza troppe telecamere quindi con errori/orrori che fanno meno clamore sui media ma rappresentano un business.
Gli arbitri sono spesso finiti nella polvere, sin dai primi anni 80 – calciomercato Marabotto poi seduto – anche se l’inchiesta più clamorosa è stata Calciopoli 2006 con i vertici finiti nel tritacarne dal presidente Lanese ai designatori Bergamo e Pairetto, a giacchette doc come De Santis agente di polizia penitenziaria condannato fino all’ultimo grado di giudizio mentre alcuni tribolavano tra la disciplinare figc e le corti di appello dei tribunali ordinari. Inutile far nomi e rivangare fango sporco come mai.
Certamente questa storiaccia che Repubblica ha rilanciato con i servizi di un collaudatissimo cronista col giornalismo nel dna come Matteo Pinci è destinata a provocare turbamenti. Il presidente Aia Marcello Nicchi, che nelle sezioni è meno ben visto di un tempo (anche per colpa di scelte nelle commissioni e per aver – questa un’accusa tutta da provare – aver diciamo pilotato scelte dei capi commissioni per i passaggi alle serie superiori ) deve fronteggiare assalti alla sua poltrona e di sicuro non gli giova questo clima. Comunque gli arbitri spesso per sapere ogni cosa sul nemico (che può anche indossare la stessa divisa) sono capaci di tutto e durante un rituro a Sportilia fece scalpore che sistemando un poco di carta stagnola dietro al vano batterie dei vecchi microtac o telefonini del tempo si poteva anche intercettare la conversazione del collega poco distante. Per Nicchi, il giornalista avrebbe violato il segreto istruttorio e andrebbe querelato. Questo vorrebbe dire che il vertice Aia è informato dell’inchiesta mentre Nicchi dice che al momento non c’è nulla di giudiziario già in atto.  Mah.

FINALE THRILLING. In serie A e B pur tra errori e ancora interpretazioni sul corretto utilizzo del Var, cosa che francamente sembra cerverllotica considerando che siamo a fine stagione, i pochi arbitri in organico sopportano turni massacranti con gare a ripetizione in cui tra campo, quarto ufficiale e cabina di regia per il supporto video, esaltando una condizione fisico-atletica invidiabile.
 Ne parlavo pochi giorni fa ad Angri col Presidente Benemerito Figc e ancora altissimi dirigente Fifa Antonio Matarrese, accolto con grande simpatia alla presentazione del progetto modello Leipzig o Lipsia dei grigiorossi fondati nel 1927, appena un anno dopo il Napoli. In Germania miracolo firmato Red Bull nell’Agro gruppo Gabetti. “Quelli alla Nicchi, per dire oggi il massimo dirigente Aia, erano più furbi e avevano grande personalità. Adesso sono atleticamente fusti ma spesso si inceppano, il calcio non è sport che consente soste ormai di minuti e minuti per sapere cosa ne pensano in sala Var. Se c’è incertezza l’arbitro deve andare a vedere subito, è lui che alla fine decide”, come al solito pragmatico Tonino da Bari capace di sovvertire tutte le solide – al tempo – gerarchie nei Palazzi del calcio per assaltare prima la Lega e poi la Figc. E solo uno sfortunatissimo mondiale in America privò la sua gestione del titolo di campione del mondo.

TOCCA A ORSATO. Un anno dopo, riecco in campionato Orsato per la Juventus. A lui, big certo,è stata affidata da Nicola Rizzoli – serio e silenzioso designatore – la super sfida che vale assai per la lotta scudetto. Orsato non dirigeva i bianconeri dal 4 a 3 sul Napoli, agosto scorso, gara decisa da un autogol di Koulibaly.
Orsato è stato tirato in ballo con dall’ex procuratore federale Pecoraro per l’audio cancellato (o meglio mai registrato, forse) in colloqui col Var per un mancato doppio giallo a Pjanic nella sfida con l’Inter due anni fa. Una polemica che in tempi di Covid è deflagrata ma oggi torna d’attualità. Da Schio l’arbitro di muoverà con la proverbiale camminata ciondolante verso la super sfida sapendo che non sarà la prima volta sotto i riflettori, in ogni senso.  

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