Salviamo il soldato Arbitro senza un attimo di pausa. Palazzi e corsa al voto, guerra di date

I due uomini in questo momento più stressati, costretti a pregare affinché niente ma proprio niente accada di irrimediabile per le ex giacchette nere sono il presidente Marcello Nicchi e il capo della CAN A Nicola Rizzoli. Basta vedere i numeri. Fino al 2 agosto, giorno previsto per la chiusura del campionato di serie A, si gioca tutti i giorni per arrivare dalla 29 esima alla 38esima giornata. Gli arbitri sono 21, gli assistenti 40. Poi c’è il VAR dove oltre ai 4 Pro dovranno alternarsi gli altri. 

Tutto queso significa che per gli arbitri non c’è un attimo di sosta. Allenamento, trasferta, albergo, partita: un tourbillon da perdere la testa.

E in mezzo, facile prevederlo, polemiche a tutto spiano a seconda dei campanili. Pensando allo sforzo cui sono chiamati, non lo meritano. Ma è accaduto e accadrà, destino ingrato. Certo, qualche volta ci si mettono pure loro con decisioni rallentate che ormai a fine stagione sembrano cervellotiche, tipo andare a consultare il VAR se l’azione può influire sul risultato, ma in fondo Nicchi a petto in fuori ci tiene sempre a ricordare che parliamo di uomini non di macchine. 

C’è da dire che le scelte per Rizzoli e la sua commissione (si deve presumere che il Presidente Nicchi non metta becco nelle designazioni) composta da Gava, Giannoccaro e Stefani, il compito è arduo. La fioritura di arbitri negli ultimi anni a livello di “competenza” nel gioco e personalità si è di molto appassita. Quando Nicchi dirigeva, i compagni di ritiro erano tra vecchi e nuovi autentici monumenti per qualità e/o perlomeno esperienza e si dice a Napoli cazzimma. Qualche nome significa fare un elenco telefonico: D’elia, longhi, Lanese, Agnolin, Amendolia, Collina, Cesari, Lo Bello junior e giovani virgulti come Collina, Cesari, Trentalange, Pairetto. Oggi con pensionati doc e prossimi al pensionamento, se togliamo Valeri, Doveri, Orsato e Rocchi con a ruota Calvarese il resto al solo pronunciare il nome non immagini uno di quei volponi che sapeva leggere la partita. 

Atleticamente, nulla da dire. La buonanima di Amendolia già al test di Cooper crollava, ma Casarin pur integerrimo chiudeva tutti e due gli occhi., Oggi sono sempre nel vivo del gioco, gli assistenti sono in vero eccezionali su quella riga a scrutare tra riflessi maligni e gambe rullanti il minimo posizionamento sbagliato. Ma di sicuro in questo caldissimo finale di campionato Nicchi & Rizzoli dovranno mettere lo scudo davanti all’esercito come gladiatori per evitare che delusioni e condizione atletica carente faccia finire perfino senza colpe gli arbitri dietro il banco degli imputati.

JUVE PREDONA. Nell’estate in cui il distanziometro fa la differenza, gli unici che vorrebbero distanze minime, anzi intercambiabili, sono i tifosi. Una partita al giorno, quasi. E così il distanziometro nel calcio è un concetto mutevole, con rapidità da cardiopalmo. 

Le proiezioni sono impossibili, la Juve è per esempio passata dalla fuga allo scudetto riaperto grazie sl successo laziale. E sarà lotta intensa fino sul fine per i posti utili per la champions e giù giù fino alla zona retrocessione. Intanto a costo di sembrare impopolari ma il calcio è risultati soprattutto per chi partecipa per vincere e allora alla Juve femminile è stato assegnato uno scudetto vinto sul campo mentre fedele ai regolamenti con la Seconda squadra ecco in serie C la Juventus Under 23 che ha vinto la Coppa Italia di categoria. C’è cervello napoletano nella composizione del team: il direttore sportivo è l’avvocato Filippo Fusco, al quale la curva del Bologna dedicò uno striscione per salutarlo dopo il suo addio successivo al cambio di proprietà, che ha bene lavorato ovunque dopo aver cominciato ragazzino nel Napoli, felice intuizione di Corrado Ferlaino. L’allenatore della piccola Juve è Fabio Pecchia, secondo di Benitez a Napoli, ex azzurro generoso ed intelligente anche lui avvocato con il calcio nelle vene come Fusco.

SEGGIOLE & POLTRONE. Intanto il Palazzo del calcio si appresta a riunioni di… condominio turbolente. Sembra ormai irrimediabilmente sul viale del tramonto il Presidente del Futsal Andrea Montemurro, condannato come presidente e Come alto dirigente del Latina a 4 mesi di inibizione per il cosiddetto sexygate, in cui è coinvolto col dirigente e collaboratore La Starza. Chissà se per lui è l’”ultimo temporale”, successo musicale che fa parte della sua poliedrica attività di esperto di marketing e di comunicazione che lo portò ad essere il più giovane presidente di dipartimento della Lega Nazionale Dilettanti fino alla ingloriosa caduta nella polvere, peraltro materia delicatissima considerando come il Presidente della LND Cosimo Sibilia sia considerato un freezer dal punto di vista della possibilità di cedere alle tentazioni e della questione morale – non bigotta – ne fa caposaldo. 

FEDERAZIONI, A QUANDO IL VOTO? 

Resta da capire cosa ne sarà di lui in futuro e soprattutto a chi andrà non solo il posto sfilato come uno slip ma la poltrona in Consiglio Federale dove sarà importante fare la conta dei voti quando ci sarà da rinnovare dopo l’Europeo 2021 e chissà se ci sarà da aspettare i Giochi di Tokyo. In proposito martedì 2 al CONI riunione importantissima per capire se federazioni, benemerite Etc andranno al rinnovo delle cariche nell’anno che coincide col quadriennio olimpico, cioè entro dicembre 2020, o immediatamente dopo i Giochi.  Un rebus non d poco, si sente già odore di carta bollata alla faccia delle Pec. 

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