AdL e Vigorito, vittorie anche fuori dal campo

Ripartenza col botto: la festa del Napoli e Napoli in festa. La B che torna, regalando la volata promozione sotto l’ombrellone. Ripensandoci, è il momento di sottolineare le strategie di Aurelio de Laurentiis e di Oreste Vigorito. Il Napoli aggiunge un trofeo in bacheca, meritatamente. Ma la magica notte all’Olimpico, dove nello stadio maestoso e in silenzio sembrava di sentire i battiti del cuore, e la via della pazza folla a Napoli hanno confermato che le ambizioni del club sono legate a qualità tecniche ed insuperabile amore della tifoseria. 

De Laurentiis non ci sta a passare alla storia del club come il patron del Sogno Sfiorato, vocaboli che cominciano per S come scudetto. E come spesso ha suggerito Ferlaino, il Presidente non “zero titoli”, serve per crescere un dialogo coi Palazzi. Che non significa sottomissione. Che non significa arroganza. De Laurentiis deve a Gattuso immagini non solo simboliche. Nei precedenti successi in Coppa Italia, e anche nella leggendaria Supercoppa a Doha sempre contro la Juve, se la memoria non mi inganna mai la squadra aveva sollevato in trionfo il Presidente.     E’ successo stavolta, la meno probabile ricordando i veleni dell’ammutinamento, quelle multe lasciate appese sui pali dei saloon come i wanted nel vecchio West, ed è merito di Gattuso. Che non ha parlato volgarmente di soldi ma di valori. Appartenenza è stato il più invasivo, penetrante, coinvolgente. Appartenere a cosa ? Alla storia della squadra, certo, ma soprattutto al progetto societario gestione AdL. 

Aurelio, che chi va a leggere i bilanci societari ha chiamato anche Aureuro, ha il merito di saper sbagliare di suo ma soprattutto di osservare tutto con la certezza che il cuore vince ma senza struttura economica nulla è possibile. Si è però convinto che le relazioni servono, e spesso pagano. Basta dire che ha avuto un solo pentimento: essersi distretto nel consegnare le medaglie dei piazzati ai bianconeri, tradendo l’accordo con Andrea Agnelli, che invece era sul palco per il bel gesto verso gli azzurri. Non a caso, aldilà di veleni e rancori, si parla di stile Juve.  

Pochi giorni fa, ecco l’annuncio del ritiro precampionato superveloce a Castel di Sangro, laddove l’attuale presidente Figc ha conosciuto un’epoca memorabile e irripetibile per l’Abruzzo portando la squadra in serie B. E al fianco di AdL c’era il massimo dirigente del calcio italiano, la cui immagine per buonsenso ma anche determinazione è uscita ingigantita o finalmente ben compresa durante la fase del Decreto Rilancio del pallone. Che poi nei Palazzi si commentano errori è arcinoto, ma esservi sgradito ospite non è conveniente. In una Lega Professionisti serie A divisa per bande, AdL ha capito che l’istituzione non è controparte. La scelta di >castello di Sangro ha tanti buoni motivi: così come le piste da sci abruzzesi sono anche dei napoletani, il fattore vicinanza per un pieno di entusiasmo è fondamentale. A Dimaro così  come in tutto il Trentino fino al 30 agosto ogni evento è saltato e i numeri di castel di sangro per il covid sono molto più rassicuranti di Val di Sole e Val di Non. il calcio non ha goduto di percorsi preferenziali, è tornato sulla scena nel momento giusto. Con le modifiche legate all’andamento del Covid ecco l’allargamento dei posti disponibili per giornalisti e fotografi (i 10 in prima istanza erano una barbarie ma anche frutto di un calcolo aritmetico considerando i 300 abitanti del Pianeta Lontano su ogni campo). Ma aver ricominciato con un trofeo in palio è stato bello, così come aver ritrovato la vecchia, cara serie B ridà luce su luoghi in sofferenza e sacrifici che non meritavano di essere ignorati, ambizioni che non potevano essere bruciate in nome di un papocchio, l’ennesimo, che la Lega di A aveva pianificato: stop al campionato e blocco delle retrocessioni in caso di Covid. Ed è stato tessitore ed ariete Oreste Vigorito a demolire la mascalzonata con la forza della B ma soprattutto col dialogo aperto da tempo con canali giusti nel Palazzo, che si traduce nella fase esecutiva con le decisioni in Consiglio Federale, dove i padroni dei club più ricchi continuando a litigare non rappresenteranno mai più degli in influenti miseri tre voti di cui dispongono in presuntuosa solitudine.    

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