de Laurentiis un tifone tra quiete e tempesta, vero Carlo Ancelotti?

Tra Verona e Salisburgo al check in si presenta un bagaglio inaspettato: dopo un lungo silenzio, persino inquietante, non si poteva pretendere che il ritorno sulla scena di de laurentiis non avesse l’effetto del passaggio di un tifone, di quelli che le tv del mondo seguono monitorandone i movimenti, registrandone il tumultuoso incedere.

La firma ancora a metà per la convenzione sull’utilizzo dello stadio San Paolo, padrone di casa esci fuori, è stata un’abile operazione di comunicazione. Non certo per ingenuità ma forse per cordiale rispetto dei ruoli al Comune erano certi che nessuno avrebbe fatto commenti pubblici.

Per orientare la verità, appena uscito da Palazzo di Città il Presidente imbattendosi nella sempre ammaliante siepe di micronfoni e telecamere ha parlato dell’intero Mondo Napoli, passando appunto dallo stadio ad Insigne che è un po’ disturbatorer con quel suo atteggiamento di eterno infelice per non tralasciare Callejon e Mertens che se avranno voglia di occhi a mandorla più che di capelli gold o platino vadano pure.

Sul capitano del Napoli, mentre quello storico – hamsik – pochi giorni prima aveva fatto capire che in Cina si guadagna bene ma non si è necessariamente felici, il patron è andato giù duro. All’indomani del vertice a Castelvolturno tra lo stesso giocatore, il suo manager Raiola, il ds del Napoli Giuntoli e soprattutto Ancelotti ecco le urticanti osservazioni del Presidente. Possibile non fosse informato dei fatti? Viene da escluderlo. Possibile piuttosto che non sia rimasto contento di come sono state raccontate le cose, anche se in questo Napoli non si intravvede il ruolo né di pifferaio né di gola profonda. Ma di certo le dichiarazioni di ADL hanno spiazzato Insigne, Raiola e soprattutto Ancelotti che ha l’esigenza di riprendere in mano la squadra. In particolare a livello di motivazioni. Su Callejon e Mertens la chiara dimostrazione che al cuore si comanda e che l’imprenditore ragiona in maniera differente. Meglio intascare qualcosa di sostanzioso ora che assistere ad un inevitabile declino fisico. Tutti concetti ribaditi nel breefing con la stampa invitata sul roof dell’albergo preferito a Napoli dal patron tra foto, selfie e pillole di saggezza distribuite con ruvida chiarezza.

Il Napoli innanziotutto. La solidità economica del club, innanzitutto. E con questo criterio ecco che non è da escludere neppure che di fronte alla classica proposta indecente il Napoli non si possa privare nella prossima estate di Koulibaly, magari prendendo in campo tanti soldi e contropartite tecniche interessanti.

Ibrahimovc si offre, Giuntoli si dichiara fiero perché vuol dire che si è lavorato bene. Quando a de Laurentiis non conviene esporsi, timbra il permesso affinchè sia il solitamente taciturno direttore sportivo a parlare se non per scandire situazioni concordate.

Gli addii futuri, non si discosteranno da quelli del passato. Tutti ringrazieranno Napoli a mezzo social, perfino (fu il caso di Morgan de Santis e se non ricordo male di Inler) ma nessuno spenderà una parola sul Presidente. L’unica eccezione è stata quella di Edy Reja che da direttore tecnico incaricato si è ritrovato poi pregato di prendere in mano il Bari in serie D e prima di chiudere una carriera da figurina Panini ha accettato l’offerta dell’Albania dimostrando di essere ancora attivo ed operativo.

I saluti senza baci, a volte senza neppure saluti (da Mazzarri a Benitez, senza dimenticare Sarri) riportano d’attualità l’argomento più scottante: come sono i rapporti tra de Laurentiis ed Ancelotti? Il top coach è probabilmente tra gli allenatori il più aziendalista nel senso di collaborativo uomo d’azienda mai avuto da de Laurentiis. Ma al di là che la stagione è ancora apertissima su tutti i fronti, l’unica cosa che Ancelotti non potrà permettersi è essere smentito, zittito, scavalcato in situazioni in cui la figura del tecnico è coinvolta a livello di gestore di umori non solo di schemi.

Tra i grandi club del campionato, il Napoli paga quello che solo apparentemente sembra un vantaggio: la dirigenza monocratica. Altrove esistono società cpon le sue dinamiche, i suoi filtri, i percorsi industriali e di comunicazione frutto di strategie non per forza decise all’unanimità ma comunque frutto di un ragionamento. Il Napoli non ha filtri, non ha cuscinetti, non ha pietra pomice che eroda le situazioni callose. Ed i risultati causano folate da tifone. Anche se magari dopo quel vento da tempesta c’è la quiete col sole che come la luna spunta a Marechiaro.

 




Gianfranco Coppola
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