Ancelotti I°, onore alla genialata di AdL Destini inversi per Sibilia e Malagò, adesso a cassaforti rovesciate.

Prego? La domanda senza risposta a mimare la mourinhata post Juventus Stadium ha deliziato a prescindere nella conferenza pre-Marassi.  Un allenatore di immensa qualità, anche caratteriale. Nella bolgia di Genova, laddove il Comandante nell’attesa del Var avrebbe magari smadonnato alla sua maniera, il top coach azzurro si è stretto un po’ tra freddo e timore di interpretazioni nel k-way fino alla gioia finale. Scelte mirate, lettura della partita, che Carlo plasma e modella come una vecchia, cara tavoletta di Das ora serpente ora cane ora casetta ora corona. Si ha ormai l’impressione che legga persino le mosse  dei colleghi a pochi metri, come avesse un congegno nelle orecchie che capta i colloqui tra l’allenatore avversario ed il suo staff sbirciando persino su tablet e lavagnette. E’ il momento, al culmine di un’estate tribolata, dare merito a de Laurentiis di non aver perso tempo mentre Sarri traccheggiava a riportare in Italia con un blitz il miglior allenatore possibile, capace di vincere in Spagna, Francia e Germania. Chi è il grande suggeritore del Presidente? nessuno pensa che Benitez o Ancelotti siano farina del suo sacco. Nè di quello di Giuntoli, pur ritenuto competente ma nelle cui qualità bisogna credere come si fa per un atto di fede, non conoscendo se ha corde vocali che tendono al falsetto piuttosto che a toni baritonali. Ancelotti scelta strepitosa. Arrivata in un momento in cui per tutti, tranne evidentemente per AdL, la confusione regnava sovrana. Forse Sarri fingeva di avere dubbi, a dare retta a miei amici che ben conoscono il calcio inglese che mi assicurano l’accordo fosse stato siglato sulla parola già in primavera, e persino in caso di scudetto – perso – Sarri da uomo di parola non avrebbe tradito l’impegno pur amando la tifoseria. Ma ormai è il passato ancorché da orgoglio partenopeo anche se l’aver detto che lo scudetto fu perso in albergo a Firenze rimane per me una grave colpa. Tornando ad Ancelotti, mai un lamento per i calendari a cappio (se non tirato per la giacca) la capacità di aver trasmesso a tutti i 20 + varie ed eventuali che c’è spazio, occasione, opportunità. Non riesco a dargli torto neppure individuando l’unico errore: in estate, campagna acquisti. Vero che AdL non ha toccato nessun pezzo pregiato, tranne Jorginho rimpiazzato nella cerniera di centrocampo da un Fabian Ruiz doc che ha fisico e personalità, ma un “allocco” in testa ci voleva per il mancato arrivo di una prima punta di consolidata esperienza e di accertato livello internazionale. E’ il punto dolente del Napoli, ora, un Napoli che è in pienissima corsa per il passaggio al turno successivo in Champions e che vive di angosce solo per la malasorte nella sfida di andata a Parigi e per le mattane della Stella Rossa Belgrado. Un Napoli che in campionato tiene il passo mentre la Juve piaccia o meno può variare una rosa da capogiro.  Si giocherà anche a Natale, allenamenti a parte un buon motivo per Carletto che ama compagnia e buona tavola anche se non vuole chiedere al sarto di allargare la divisa sociale per concedersi struffoli e delizie.Ma c’è tempo.

MALAGO’ VS SIBILIA. In un anno, il flirt è diventato spigoloso. Urticante. Si ha l’impressione che quando si incontrano possano prendersi a colpi di spray al peperoncino. Un tempo sicuramente amici, il presidente del Coni Giovanni Malagò e il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, hanno vissuto di tutto. Ricapitolando: dopo il tonfo azzurro, si decide che la Figc vada rinnovata. Malagò e Sibilia, fino a quel punto stampella e sincero amico di Tavecchio – il silurato – optano per il piano A: Sibilia presidente. Quando a Tavecchio manca l’appoggio – a quel punto in solitario – anche della LND le dimissioni sono inevitabili. Poi succede che il 29 gennaio l’Assocalciatori non appoggia Sibilia in competizione con Gravina e va alla terza chiamata per il voto. Chiaro a tutti che l’input era arrivato dal Coni e da allora come si dice a Napoli si rompono le “giarretelle”. L’elezione per il rinnovo della Figc spiana la strada al commissariamento e la scelta dice tutto sul regista che in barba alle presunte dispute politiche e alle posizioni col ministro Lotti e Sibilia avevano concordato altro. Commissario è Roberto Fabbricini, da poco in pensione al Coni. Un cognome di famiglia per Malagò, che già aveva spianato la strada al fratello Massimo Fabbricini come presidente del Circolo Aniene, per chi vive nella capitale nodo centrale non solo per successi sportivi. Massimo fu a lungo capo ufficio stampa del Coni, poi sostituito dall’attuale, il funambolico Danilo di Tommaso, online h24. Cosimo Sibilia ha maniere spicce ma intuito degno del papà, don Antonio, che aveva più lauree del marciapiedi pur essendo stato svezzato tra calcestruzzo e pale meccaniche. Ecco l’intesa con Gravina e soprattutto il presidio in alcune aree fondamentali: su tutte la Giustizia Sportiva e a ancor di più sulla Finanziaria Figc, quella che gestisce il patrimonio, dove ha uomini di consolidata qualità per non cadere nella tentazione del magna-magna tipico. Nello stesso tempo, un altro esponente di Governo capovolge le tentacolari manovre di un anno prima: va in coriandoli la Coni Servizi, nasce il Dipartimento Sport & Salute alle dirette dipendenze del Governo per fondi alle federazioni etc etc. Nel frattempo Malagò è diventato membro del Cio, il Governo dello sport mondiale, ed ha la candidatura per le Olimpiadi Invernali tra le mani con buone possibilità ma è in Italia che il letto di rose è diventato un giaciglio spinoso. Chissà cos’accadrà nel paese in cui tutto è possibile ma sicuramente neanche Maurizio de Giovanni, per restare in clima di autori partenopei, avrebbe potuto disegnare un giallo con tante sorprese. Per fortuna, senza spargimento di sangue.

 

 

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