Luigi Necco,l’uomo qualunque sempre speciale

Popolare ma non populista. Cercava l’attenzione più che il consenso pur sembrando all’apparenza uno che smaniava per essere al centro degli interessi.
Luigi Necco era protagonista della nobile italia dei campanili, che specchiava in 90minuto la somma della rivalità che mai prevaricava sulla cultura , sull’essere persone perbene. Del resto, il papà di quella storica e immortale trasmissione era un napoletano, maurizio barendson, che la mise in onda puntando sul suo più fidato gran signore e gran giornalista, e cioè paolo valenti.
Che accompagnava con sorrisi non sempre generosi i colpi di genio fuori protocollo di Necco & Vasino, Giannini & Carino, Bubba & Castellotti, e la & commerciale ci sta bene perché era la ditta di un marchio di fabbrica. Non era la TV dei perfetti ma dei credibili, degli affidabili, più che mai nel giornalismo. Gigi aveva pancia, pochi capelli, un uomo qualunque ma speciale perché emanava affabilità e rigore allo stesso tempo, entrava nelle case come fosse di famiglia da sempre,  e dava soprattutto un senso di appartenenza. Informava con competenza ma senza dare l’idea – male di questi tempi social – che il fatto di cui parlava era legato al fatto che ci fosse lui a raccontarlo.
Col passare delle ore,  cresce a dismisura la popolarità di cui godeva Gigi Necco, uomo di studi classici, grande cultura, in realtà tra i massimi esperti di archeologia ma soprattutto innamorato della notizia, al punto che essendo il telespettatore il suo unico padrone a volte si addormentava in redazione dopo ore e ore in saletta di montaggio o a scalettare cassette di girato.
Non scriveva testi, andava a braccio, e quando qualche vecchio montatore di fronte a mie cose analoghe mi diceva “come Necco” veramente mi sentivo in imbarazzo.
Necco e’ unico. Era di casa ovunque, una volta per Dar conto di una protesta a Poggioreale che stava per diventare una rivolta, da dietro le sbarre si sentivano i detenuti chiamarlo per nome e spiegargli le ragioni della protesta.
Con la rai ha firmato l’occhio del Faraone, dedicato al suo amore per l’archeologia e la storia, e poi ha condotto Mi manda rai 3. Non ha mai smesso di lavorare perché aveva bisogno del contatto con fatti e persone come fosse aria. Infatti, quando ha dovuto riparare in Ospedale , senza lavoro, gli è mancata l’aria. Ed è volato tra cronaca e racconto, lasciando un segno indelebile. Facile sentirne la presenza al San Paolo o agli Scavi di Pompei, in Egitto o al Rione Sanità  dov’era nato.  Avrebbe potuto vivere ovunque, e dappertutto sarebbe stato Giggino Necco, unico.

 

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