Il mercato lo fanno i presidenti FERLAINO tra ricordi e scenari, da Rossi sfumato all’epopea Maradona

Il presidente degli scudetti. A Napoli lo chiamano così. Uscito dal calcio, ad 86 anni è sempre più benvoluto. Lo invitano a feste e premiazioni, radio e tv chiedono pareri. Sul lungomare fa gruppo con amici vecchi e nuovi. Tra i primi, Emilio Fede : l’ex direttore del Tg4 e storico inviato e direttore del tg1 Rai, trascorre molte giornate a Napoli, e con Ferlaino trascorse anche un capodanno ad Addis Abeba dove l’inviato e il costruttore del tempo si ritrovarono nello stesso hotel, 40 anni fa. Hanno la stessa età.

  • Presidente, che mercato è?
  • “Mi fa ridere. Il Psg ha acquistato Neymar per 220 milioni e Mbappè per 180. Un campionato quello francese in cui ci sono 4 squadre, il resto serie B italiana se non peggio. Uno sceicco coi soldi pur di farsi conoscere droga il mercato. Ma mi chiedo: quanto costerebbe oggi Maradona?”
  • Sarebbe stata forse necessaria la vendita della Torre Eiffel. Maradona fu il suo miglior acquisto?
  • “No, il più redditizio sul piano dei risultati certamente. Il miglior nel rapporto qualità-prezzo fu Rudy Krol. Tutto merito di Antonio Juliano, che lo andò a pescare al Vancouver, in Canada, dove ormai spendeva spiccioli finali di carriera dopo aver fatto grande l’Ajax e l’Olanda di Cruijff. Io presi Careca: ero in Brasile a capodanno, mi parlarono di questo attaccante esterno del san Paolo. Giocava a destra per poi accentrarsi. Mi piacque, e mandai Punzo a chiudere l’affare.”
  • tanti presidenti storici quelli della sua epoca. Tutti grandi personaggi, ciascuno con le proprie caratteristiche: da Fraizzoli a Farina, da Moratti poi a Berlusconi, dal duo Agnelli-Boniperti a Dino Viola. e poi i ruspanti come Rozzi, Sibilia, Massimino, Anconetani.   Con chi era più amico?
  • “Mantovani, certamente. Il presidente della Sampdoria fu ospite sul mio yacht e parlammo anche di Vialli al Napoli. La reazione della tifoseria doriana alla notizia fu tumultuosa, e Mantovani che aveva soldi e aveva creato un gioiello di squadra non se la sentì”.
  • Fu il grande colpo mancato?
  • “No, lo fu più Rossi. Col Vicenza avevo chiuso l’accordo, il presidente Farina per amicizia verso un giornalista del corriere dello sport (presumo Franco Mognon, nota dell’autore) spifferò tutto. A Capri era mio ospite Gino Palumbo, all’epoca direttore della Gazzetta dello Sport. La rosea bucò, Gino non me lo perdonò per mesi. Gli avevo detto che sarei andato al nord per un appalto nel ramo costruzioni, la mia attività. Figuratevi, ne ho sofferto a lungo ma poi feci pace.”
  • E l’operatore di mercato che più stimava?
  • “Italo Allodi. Presi lui per avviare il ciclo del Napoli vincente. Ed ebbi ragione. Impostò un lavoro magnifico. Peccato che fu colto da un ictus, ma lui stesso mi indicò come erede Luciano Moggi, in effetti già abile operatore di mercato pur ancora impegnato nel lavoro di ferroviere mi sembra a civitavecchia. Ma anche Bonetto, Nassi, Beltrami, Governato erano persone doc. Oggi non saprei ma vedo un circo con cravattoni, giacche multicolori, borse in pelle e spesso aria fritta in valigia. ma forse sbaglio”
  • Quali ricordi curiosi al mercato?
  • “Ci andavo solo il necessario, per il resto seguivo da altro hotel a Milano la chiusura delle operazioni. Quando presi Savoldi ritrovai i dettagli dell’affare su un giornale perchè un cronista si nascose sotto la rete del letto nella mia camera, dove si era intrufolato dando forse una mancia alla concierge. Siete una rovina voi giornalisti, in  un modo o nell’altro sapete sempre tutto.”
  • Le società milanesi in mano agli asiatici, la Roma agli americani: che succede?
  • “Che il calcio va male. Il presidente è la figura centrale. se stai dall’altra parte del mondo non potrai mai governare bene. Sarai perdente sempre. Hai voglia di spendere. Ti ritroverai mediocri venduti a basso prezzo e mediocri acquistati a suon di milioni di euro.”
    • la Juve è sempre lì, sei scudetti consecutivi e ora ad un solo punto dal Napoli. Qual è il segreto?
    • “La società. Seria, ben impostata. Una industria. Con regole ferme e progetti chiari. tecnicamente una bella squadra con una panchina migliore – al momento – di quella del Napoli”.
    • Dunque bianconeri favoriti per lo scudetto?
    • “Per me si ma il Napoli col gioco e l’entusiasmo può ribaltare il pronostico. La squadra gioca per il grande obiettivo, un Napoli fa il campionato e come testa un altro fa le coppe. E allora bisogna provarci, fortemente”.
    • Lei vedeva un tempo allo stadio e il secondo lo passava a folle velocità in auto da solo prima di fermarsi ad una cabina telefonica e chiedere il risultato. E ora?
    • “stesso copione. Vedo un tempo a casa e poi scendo ma a piedi, e gli aggiornamenti mi vengono da balconi e finestre. Ci vuole poco a capire come sta andando la ripresa”.
    • L’azzurro che più le piace?
    • “Insigne, credo che il Napoli si sia reso conto tardi di che talento aveva in rosa. Non gli viene costruita intorno un’immagine, dovrebbe essere il testimonial di scuole giovanili etc ma non mi metta in difficoltà”.
    • Una cosa che le è rimasta che vuole raccontare. 
    • “Involontaria comicità negli anni da parte mia. ho raccontato tante volte la versione sulla busta depositata in lega dal napoli all’ultima ora per il contratto di Maradona e poi sostituita il lunedi mattina all’alba con un’altra che non so più quale sia la verità.  E come quando uscendo dalla stanza di alemao all’ospedale di bergamo dopo il ricovero per la monetina dissi: non mi ha riconosciuto. Era vero perchè non mi aveva neppure visto, quando andai lo portarono a fare le radiografie e dovetti andar via subito perchè avevo l’aereo di ritorno da milano per napoli”.
    • corrado

2 risposte a "Il mercato lo fanno i presidenti FERLAINO tra ricordi e scenari, da Rossi sfumato all’epopea Maradona"

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  1. Il tuffo nel passato di questa appassionante intervista ci fa innamorare ancora di più di quel Napoli e di quegli anni belli; il presente ci ricorda che viviamo un mercato d’inverno troppo troppo importante per distrarsi o sbagliare. Il Club fa la storia. Adesso.

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    1. Grazie Marco, era un calcio di altri tempi fondato sul rispetto reciproco.Non deve però essere però la nostalgia la nostra compagna di viaggio quanto piuttosto pensare che abbiamo avuto la fortuna di spendere bene il tempo facendo con piacere il duro lavoro di cronbista.

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