MERCATO & MERCANTI: PARLA MOGGI “Non c’è un altro re degli affari. Per lo scudetto Juve favorita ma bravo Napoli. Deulofeu sarà azzurro”

Una volta c’era il presidente venuto da lontano che minacciava il cameriere: questo prosciutto puzza di pesce. Era salmone. L’hotel di classe, nella Milano degli anni da bere. Adesso i presidenti quasi non si vedono più, tranne quelli vogliosi di essere inseguiti da trenini di telecamere, tablet, smartphone. Maniaci del protagonismo. Il Comandante Lauro riceveva in mutande, altri chiudevano affari firmando sul tovagliolo. C’erano pochi direttori sportivi che gestivano il traffico, ciascuno col suo stile e la sua cultura. Ma tutti abili e rispettosi. Soprattutto verso quei giornalisti che avviati da david messina, da palermo, di fatto il primo giornalista di calciomercato, erano i gestori del condizionale che spesso diventava certezza: Lionello Bianchi, il professore; l’umbro di tavernelle Franco Rossi di tuttosport, Franco Ordine del Corriere dello Sport prima e del Giornale poi e Franco Esposito del Mattino. Poi c’erano altri, per un periodo anche chi scrive queste noterelle che tanto ha imparato da segugi instancabili, senza cellulari ma con taccuini gonfi di nomi e numeri, contatti nel mondo. Ogni trasferta al seguito delle squadre, pagine e pagine di rubrica telefonica aggiornate. Il segreto di un ottimo cronista: i contatti.

I direttori erano pochi, e ripeto ciascuno col suo stile. Nassi era ex giornalista professionista: colto e riservato, quasi maniacale. Soprannome: silenzio. alzavi la cornetta e dopo aver ricevuto la telefonata non sentivi la sua voce. Beltrami: polverone. Bell’uomo e cerimoniere. Poi i taciturni Biagio Govoni e Silvano Bini, renato Cavalleri, e quindi negli anni ottanta ecco Ernesto Bronzetti ma soprattutto Luciano Moggi, Lucianone, big Luciano, Lucky Luciano: nei soprannomi potere e potenza, guapparia e qualità. Oggi ha 80 anni, si divide tra Napoli e Torino. Sempre con più telefonini.

  • come segui il calciomercato?
  • “Praticamente mi chiama ancora un sacco di gente. sto sempre al telefono, a sentire voci, a dare consigli”.
  • Hai nostalgia di quando ti chiamavano il re del mercato?
  • “perchè chi viene chiamato così adesso dai tuoi colleghi?”
  • Dunque, non c’è un altro re?
  • “Non mi sembra. facile dire che il calcio è cambiato. Io ho imparato da Allodi, un grandissimo, altri magari hanno imparato da me, che ho vinto tutto. Vendevo calciatori all’apice della carriera, pensa a Vialli, Vieri, Zidane, guadagnandoci e rivincendo l’anno dopo. Questo per dire che re del mercato non è tanto chi fa l’affare sia in entrata che in uscita ma chi ha ben chiara l’idea del gruppo e del progetto”.
  • Quando sbarcavi negli hotel o a Milanofiori o ancora a Cernobbio sembravi la Wandissima che scendeva dalle scale. 
  • “macchè, avevo già concluso tutte le operazioni altrove. Era cinema, quello. Serviva per fare chiacchiere con amici come voi giornalisti.
  • A proposito, c’era qualche giornalista che aveva fiuto nell’intuire le tue mosse più di altri?
  • “erano pochi, non come adesso che sono in centinaia. E tutti ben informati, coi contatti giusti. David messina fu l’apripista, ma ottimi erano Lionello Bianchi, Franco Rossi, Franco Ordine, Franco Esposito: i 3 Franco uniti dal cerchio blu, come si chiamava un club virtuale ma anche concreto fondato dall’ex presidente della Sampdoria Paolo Mantovani. Oggi alcuni giornali hanno specialisti come la gazzetta ed altri usano task force di informatori per scatenare titoli e voci”.
  • ma a gennaio è un mercato di affari o bidoni?
  • “di aggiusti, più che altro. La squadra che deve fare qualcosa è il Napoli che gioca bene ma rispetto alla Juventus, ha una panchina più corta e meno qualificata ed anche utilizzata. Sarri gioca con un blocco monolitico, o quasi. Pur essendo convinto delle sue qualità. Comunque deulofeu andrà al Napoli.
  • Come mai la Juve Var o non Var è sempre al centro di polemiche ma soprattutto sempre lì in cima?
  • “perchè è una grande società, con radici profonde più delle querce. Conta 400 dipendenti tra settore dirigenziale, tecnico, marketing, staff sanitario, sicurezza. Nulla è lasciato al caso, nulla. Il Napoli va elogiato perchè pur a conduzione familiare ottiene grandi risultati. Siccome lo scudetto l’ho vinto a Torino e a Napoli so in ambedue i casi cosa significa. Non c’è uno scudetto migliore e uno minore ma può esserci uno scudetto umano e un altro scientifico, diciamo cosi”
  • Oggi contano più i direttori sportivi o gli osservatori? 
  • “Purtroppo comandano molto più i presidenti che dopo poco tempo si ritengono manager e competenti. Fanno e disfano, mettono becco. E non hanno la preparazione, anche nel rispettare le competenze, di quelli di un tempo. Perciò il calcio italiano è alla bancarotta tecnica, fuori dai Mondiali”
  • In che senso?
  • “e devo spiegarlo? i presidenti giocano al calciomercato come bambini alla play station, anzi peggio. E comprano vagonate di stranieri che per la metà non vale la serie C italiana,togliendo spazi a ragazzi promettenti che raramente hanno modo di esprimersi bene. Ma la cosa conviene a direttori sportivi, procuratori, mediatori, consulenti.
  • Non è che proprio Big Luciano solleva la questione morale…
  • “stai attento, io concordavo le trattative coi direttori sportivi avversari cercando un bene comune non una pugnalata all’altro men che mai ai nostri allenatori o ai tifosi”.
  • A proposito di allenatori, il tuo podio: 1) marcello Lippi, stratega nel leggere le partite; 2) fabio Capello, manager completo dal punto di vista tattico e come uomo azienda; 3)carlo ancelotti, l’ex grande calciatore capace di entrare in sintonia con vecchi compagni di squadra con autorevolezza e semplicità allo stesso tempo. ma nessun allenatore mi diceva voglio questo o quest’altro. Al massimo tracciavano un identikit tecnico: le squadre le fanno le società, coi loro dirigenti.
  • qualche episodio curioso?
  • “per depistare i giornalisti mandavo miei osservatori a vedere partite di cui non mi interessava nulla, successe al marsiglia quando il milan comprò un calciatore (domorou) che in realtà non interessava la Juve.
  • Pentimento per l’affare mancato?
  • “Presi Salas e con lui Cristiano Ronaldo, all’epoca 17enne, ma già molto quotato., salas rifiutò e saltò pure Cr7. Non fui bravo nello spacchettare l’affare”.
  • Il colpo migliore?
  • “Credo Gianfranco Zola dalla Torres, che individuai come erede di Maradona. Lo mandai a vedere a Caserta, lo vidi a Campobasso, presi informazioni. Tutte positive. Quando dovevamo presentarlo Ferlaino era solito mostrare al pubblico i calciatori dal balcone in Piazza dei martiri, il salotto di Napoli. Lui volle presentare Crippa. A Zola ci pensi lei, così piccolino penseranno ad un ragazzino mi disse. E io orgoglioso mostrai il talento di Oliena, e ho avuto ragione”.
  •    Var, ti piace?
  • “Ha un difetto di origine. Se arbitra Irrati e al Var c’è Orsato che nel contatto Skrinjar-Perotti non ravvisa il fallo del difensore mai Irrati dirà ad Orsato, il numero uno, guarda un po’ hai visto bene? Al contrario si. C’è molto rispetto nel mondo arbitrale, chiamatela pure sudditanza. Cmq la mia Juve vinceva perchè forte, un progetto. Il resto, chiacchiere.
  • veleni sull’asse Juve-Napoli, Torino – Napoli le tue città, le tue squadre
  • : troppo protagonismo. Nessuno ha più il senso della misura. Ma ora conviene calmarsi tutti. La Juve non è Rubentus ma il Paese pensi anche ad altro”.
  • Il direttore sportivo preferito?
  • “Paratici è competente, Igli Tare per qualità di rendimento e spese prende sempre ottimi elementi. I migliori”
  • Giuntioli ?
  • “ha un compito difficile, a cominciare dal dover vincere come feci io”.
  • Squillano vari cellulari, e Lucianone saluta dando appuntamento a Napoli mentre a Torino vedrà qualche operatore in trasferta da Milano, l’Ata Hotel in fondo è un asilo e una università allo stesso tempo.

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