Torna il calcio ma non imprigioniamo la Stampa Sportiva.

Salvato il calcio, salviamo la Stampa. Sportiva e non solo.  Il pianeta lontano è tornato in orbita terrestre ma prosegue nel distanziamento dalla realtà. il 20 giugno riecco la serie A, una settimana dopo la B. La terza serie appesa alla formula play off play out e comunque il Consiglio Federale dell’8 giugno stabilirà le regole – che siano certe – in caso di malaugurato stop. La LND è stata la più colpita: per ramificazione territoriale e complessità della macchina organizzativa non ha modo di rimettere insieme i cocci lasciati dal devastante Covid che peraltro ha colpito duro imprenditori che hanno la passione calcio ma con le aziende in ginocchio devono ripartire con serietà tra mille difficoltà. La LND però non sarà spettatrice se verrà confermata seppur con formula short la stagione del Beach Soccer con l’Italia del ct Del Duca che deve onorare il meraviglioso secondo posto ottenuto al mondiale in Paraguay dell’anno scorso nel 2021 in Russia. Il distanziamento dalla realtà è ancorato alla fase del lockdown,  in cui il tutti contro tutti, il gioco delle tre carte ha reso molti patetici. Mentre la Lega di B  ha avuto una linea ferma, quella di A non ha perso occasioni per consentire a squali e barracuda di sfrecciare nel mare del casino organizzato, per dirla alla Fascetti. E ancora oggi si litiga se giocare la Coppa Italia il 12 o il 13 per poi alzare la coppa all’Olimpico il 17 giugno alla presenza di Mattarella.  Partita la Bundesliga, erra chiaro che l’Italia svenisse meno peso nel rimettere in moto la macchina calcio. Il pallone dà gloria anche a Tani che se non avessero incrociato traiettorie calcistiche sarebbero stati semplici portatori di documenti di identità, e così ecco tuttologi parlare di scandalo pensando ai campionati da riprendere. Considerando che gli assembramenti “per legge” non sono contemplati ma ahinoi per sciagurata  stupidità avvengono, con i decreti per fase 3 è giusto riparta anche il calcio. 

I tempi sono giusti, e dal ministro Spadafora a Gravina nessuno è andato contro gli interessi dell’uomo per favorire gli affari. Certo, un fattore-rischio c’è ma anche per le società il patrimonio è tale che sarà tutto igienizzato e a norma. Tutela e sicurezza i n nuovi credo. Rispetto,zero. Basta pensare al destino dei giornalisti. Persino per le tv, che tra primi e secondi e spesso anche terzi diritti, ci sarà un numero ultralimitato di accessi. Si immagina un destino amaro per i colleghi della carta stampata: state a casa in smart working, sarà addirittura più comodo. Peraltro Cairo è editore e si intende eccome della cosa e Sa che Corriere e Gazzetta non sono ls stessa cosa, se non per proprietà, e allora con 10 posti disponibili e misure ridicole anche per i fotografi, significa costringere i giornalisti sportivi a lotte feroci per ottenere il pass. Gli uffici stampa delle società, spesso sotto accusa per scarsa collaborazione o interpretazione del ruolo, diranno che sono costretti ad applicare ordini superiori. Gravina ha ascoltato i preziosi suggerimenti dei press officer Roberto Coramusi e Paolo Corbi e mercoledì alle 16 riceverà in Figc il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna col segretario Guido d’Ubaldo, i vertici FNSI Giulietti e Lorusso e il presidente Ussi Luigi Ferrajolo: tutti ma proprio tutti con esperienze radicate col mondo del racconto e dell’informazione sportiva.

Il Covid ha portato via risorse economiche già mortificanti a tanti corrispondenti e collaboratori. In Italia no bonus non come in Irlanda, Portogallo, Belgio dove c’è chi ha pensato anche a loro.

Dopo aver vinto – per soldi non per amore – la battaglia sul NO AL CALCIO IN CHIARO non facciamo che i Presidenti con la scusa della sicurezza e di qualche steward da mettere nei settori degli stadi vuoti impediscano che a distanza di sicurezza persino sparpagliati tra tribune distinti e curve i giornalisti possano essere testimoni del racconto. Battaglia dura ma da combattere.        

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