Addio a Franco Lauro, giornalista gentile

In un mondo di piranha, si muoveva con la grazia dei pesci tropicali: di quelli che sinuosi rendono un acquario un quadro più che una prigione considerando gli spazi. 

Franco Lauro, il giornalista gentile. Entrava nelle case come gli avevano insegnato i vecchi maestri dei corsi per conduttori e radio telecronisti: anche a Ferragosto giacca e cravatta, saluto sincero: ricordate che senza bussare ci mettiamo a tavola con loro, borbottava Ottavio Di Lorenzo, storico conduttore del tg1 dell’epoca.

Per anni mi sono ritrovato in scaletta al Tg Sport e lui conduttore. La telefonata era speciale, sempre: ehi, dimmi subito ma ti disturbo? Maniacale nel lavoro, voleva essere preciso nel lancio ma nella vita da inviato andando nelle sedi regionali apprezzava chi faceva altre tre cose pur di indossare felice anche la maglia di Rai Sport. 

Come un maledetto tiro a canestro finito sull’anello senza poter ribaltare il risultato all’ultimo secondo, un infarto lo ha portato via ai tantissimi che gli volevano bene. Aveva il garbo nel dna, e per un giornalista non sempre è un merito. Ad un protagonista colpevole di una cosa fatta male, dall’allenatore sconfitto al giocatore che aveva fallito gol o rigori o espulso, poneva la domanda che ti aspetti ma non vorresti con cortesia sapendo di avere di fronte barili di adrenalina.

 Una lunga carriera, il palabasket a Roma antica passione come speaker poi le tv private e poi presto la Rai dove per la cronaca di pallacanestro raccolse l’eredità di un monumento: Aldo Giordani. 

 Lo sport spacchettato sulle tv tra diritti e paletti lo ha traslocato alla redazione calcio dove si è fatto trovare pronto e disponibile dai direttori, vice, capo redattori succedutisi in ruoli e mansioni che hanno – tutti assieme – goduto della disponibilità e della professionalità di Franco. La notizia è volata in un attimo dai telefonini ai tablet, dai gruppi whstsapp a ogni forma di comunicazione.  Un dispiacere profondo. Il cordoglio di chi lo conosceva via video, il dolore di chi lo apprezzava oltre le telecamere avendo condiviso con Franco un lavoro amato non per la vetrina ma per il gusto di parlare alla gente: il giornalista gentile ci lascia un insegnamento ma un inaccettabile addio secco come una frustata. Proprio da lui – scusa, disturbo? – una mazzata così no, non ce la saremmo mai aspettata. Addio Franco, voce e volto “di casa” ovunque. Qualità di pochi.

  

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