calcio e racconti di pezzi di vita, addio a Pasquale Pisciotta, fratello maggiore di una pattuglia di giovani giornalisti

Garbo ed ironia, amore per la lettura che favoriva la buona scrittura. Pur dedicando l’impegno per vicende di calcio, che erano per lui racconti di pezzi di vita. A 75 anni ha lasciato quella terra che gli sia lieve, come suggeriva Gianni Brera, il carissimo collega e amico Pasquale Pisciotta. Era un pubblicista, oggi si direbbe collaboratore, ma nei primi anni segnava la differenza con i professionisti il solo colore della tessera: verde, non amaranto come per chi svolgeva esclusivamente il mestiere di giornalista.
Pasquale cercò riparo nel classico posto sicuro e lo trovò all’Enel, che pure servì con rigore e signorilità. Oltre a qualità, beninteso. Ma scrivere gli piaceva da morire e il meglio lo ha dato per i settimanali sportivi de Il Mattino: Sport Sud e Sport del Mezzogiorno. Era di fatto l’inviato di punta del calcio dei campanili, da Salerno a Cava dei Tirreni, da castellammare a Nocera Inferiore, da Pagani a Ischia. Una scelta precisa di Sergio Iannaccone, giovane e talentuoso capo del supplemento che parlava di tutto tranne che del Napoli, le cui cronache tra colore, tattica e parole era affidato a Guido Prestisimone, Nino Masiello e Vittorio Raio sotto la guida di Aldo Bovio, prima, e Mimmo Ferrara e Lino Zaccaria poi, cronisti di razza, con la notizia nel DNA.
Pasquale era curioso, e con lui ho condiviso invasioni di campo e racconti esilaranti (Salernitana-Sambenedettese, arbitro Tuveri di Cagliari che scappa in elicottero) feste promozione storiche da Cava in poi, e racconti racconti racconti.
Mi telefonava il lunedi sera, a prime copie appena sfornate perché per noi che amiamo il lavoro quei fogli che facevano le mani nere erano crostate, bignè, millefoglie. “Sboccia La Rosa ed è primavera”, gongolava dall’altro capo del filo perché un centravanti – La Rosa appunto – aveva messo a segno una doppietta corsara a Chieti.
Che bei tempi. Era signorile ma giornalista. Se gli dicevi, scriveva. Se veniva a sapere, verificava. E scriveva. Credo che a memoria con Mimmo Malfiano da anni firma della Gazzetta a Napoli e Antonio Giordano del Corriere dello Sport, abbiamo condiviso i primi passi con zio Pasquale: Pa.Pi. le sua sigla. Baffetto impertinente, occhio sveglio: sentimento prima della prosa a punta di penna.
Come Iannaccone, tragicamente morto giovanissimo e così discreto da non essere ricordato con un memorial o qualcosa come avrebbe meritato, Pasquale aveva scelto di andare a vivere a Formia: “un’ora di treno, ma qualità della vita per me mia moglie e le mie figlie, scandiva”.
Ci siamo visti sempre più di rado, ma i racconti sulle figlie seguite via skype in giro per il mondo in brillantissime attività di ricercatrici socialmente seriamente impegnate lo riempiva d’orgoglio.
Entrò nei quadri Ussi nel 2009, apprezzatissimo a livello nazionale come componente della Verifica Poteri, consigliere e Vice Presidente in Campania con Mario Zaccaria, espressioni di un giornalismo di sacrifici, qualità, amore. Soldati dell’informazione non finti guerrieri con il cuore d’ovatta. Pa.Pi. ci lasci più soli, ma confortati dal ricordo di tante ore vissute spalla a spalla, come soldati.

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