Il primo commissario arriverà oggi alla Can serie A. Con l’autosospensione di Rocchi e Gervasoni, di fatto i leader della commissione che allena la squadra degli arbitri, toccherà ad un esterno al team tecnico dirigenziale guidare la formazione degli atleti con fischietto fino al termine del campionato. Orsato il nome più ricorrente. Per capire la linea bisognerà ricostruire il risiko delle precedenti stagioni tra promossi e trombati. Altro nome non da scartare è Damato. Vedremo. Si riunisce infatti on line il Comitato Nazionale messo alle strette per regolamento dall’impossibilità di affidare al presidente le mansioni di Reggente essendo Zappi stato messo fuori gioco dalla Figc dell’attuale dimissionario Gravina.
Se sono queste le dinamiche dice la corrente che ha nel ministro Abodi il più convinto assertore meglio procedere ad un DL che possa garantire la nomina di un Commissario per la Figc saltando il voto già Fissato per il 22 giugnocon candidati alla presidenza Giovanni Malagò, che ha aggiunto al luminoso curriculum il trionfo organizzativo di Milano Cortina, e Giancarlo Abete che dopo anni alla Lega Dilettanti è pronto a tornare in via Allegri dov’era già stato negli uffici all’attico con ascensore dedicato (una creazione di Matarrese) da dove si era dimesso dopo l’esclusione dal mondiale 2014. E’ dirigente ai massimi livelli dal 1989, designato alla guida del Settore Tecnico Figc passando tra Leghe, commissariamenti, Uefa e ogni altro organismo.
Il pensiero che si insinua in molti è che la bufera arbitrale sia propedeutica ad una accelerata per congelare le elezioni in Figc. Si vedrà in un quadro che arriva su scrivanie delle più alte cariche dello Stato a conferma che il pallone non è solo un gioco. Le gole profonde sono sempre esistite. Non solo tra gli arbitri. E i corvi pure. Le giacchette nere poi fucsia poi gialline o lilla sono da sempre in un mondo complicato dove il fuoco amico è prassi, e costringe le persone sane e appassionate a dover riposizionare talvolta il proprio modo di essere. Insomma come ciclisti fortissimi al tempo del doping costretti a pratiche illegali per non dover soccombere a carneadi neanche illustri. Ricordi personali: una volta accompagnai Pierino d’Elia a Firenze per una sfida tra la Viola e la Juventus, facile immaginare il clima. Serviva un numero uno. Arrivati allo stadio in taxi, un signore corpulento con tipico accento toscano aspirando le “C” manifestò al direttore di gara simpatia, stima, disponibilità per ogni cosa utlando che i cantucci li aveva ordinati e sarebbero stati portati dal fornaio a fine partita. Ripensandoci oggi, tra telefonini e altro, una banale conversazione sarebbe potuta diventare roba da messaggi cifrati. Chiesi a Pierino: chi è? E lui, grande con giacchetta nera e fuori dal campo, ribattè: “uno che mi ha venduto senza che io lo sappia. E’ il destino degli arbitri, soli contro tutti. Ti puoi fidare solo dei guardalinee”, che all’epoca erano fissi e con lui c’erano Lauretano e Verniti prima di cedere la bandierina a Ciccio de Luca, number one sulla linea laterale. Oggi c’è il Var e così come è opinabile sul campo diventa interpretabile all’interno. Si era pensato che diffondere gli audio sarebbe bastato o chiedere al direttore di gara di spiegare a voce alta al pubblico sarebbe servito. Ma oltre il vetro c’è sempre un altro mondo in cui tutti possono diventare vittime e carnefici. Fa gola la popolarità e forse ancor di più incarichi da decine e decine di migliaia di euro all’anno.
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