Confemare Kvara a vita e’ fair play finanziario

Fair play finanziario. In nome di questo dogma si discute anche sul futuro di Kvara, l’uomo che con un destro al bacio ha trasformato le ceneri in un carnevale azzurro. Perso Zielinski per scelta dovendo poi saper valutare gli eredi, confermato solo per esigenze di copine Osimhen salvo poi ammettere che avendo fissato la clausola se ne andrà, il collegamento simbolico tra il magico Napoli di Spalletti e Giuntoli oltre al capitano De Lorenzo è proprio il ragazzo venuto da lontano, un po’ George Best e un po’ Claudio Sala, che molti grandi club osservano da tempo. Ma anche in questo caso si “scarda” contando soldi e pagine e pagine di cavilli sul contratto. Il calcio per molti è solo business e con la fedele totale osservanza del fair play finanziario (tengo famiglia) il Napoli è un esempio lampante. Ma ci devono essere slanci che possono alimentare bracieri non ancora spenti del tutto: la conferma a lungo terminedi Kvara sarebbe il segnale giusto. 

Abbiamo finalmente scoperto chi è l’ispiratore di uno striscione esposto in molti stadi, come un passaparola: odio il calcio moderno. E’ Aurelio De Laurentiis. L’ennesima entrata in scena alla vigilia della sfida col Verona per spiegare al colto e all’inclita il no a Zielinski nella lista Champions, come se parlasse ad una serie di scappati di casa piuttosto che a professionisti che seguono il calcio per mestiere e ne conoscono le dinamiche, ha poi aperto la diga di scenari sul calcio in cui si è capito che il pre-partita venduto è una banalità e che il post con allenatori adrealinici è un’assurdita che contrasta con la natura dell’essere umano. Infine, la bocciatura alla Lega serie A: “un disastro”. La stessa confraternita divisa da arsenico e vecchi dispetti che ADL voleva in grado di autoprodurre perfino la trasmissione clou post partita, inevitabilmente con diritto di critica abolito. Lo show è stato ovviamente un inno all’autocelebrazione. La parte migliore del calcio comunque restano i tifosi, quelli che per il Napoli non rappresentano solo una voce al botteghino (persino se la gara si gioca fuori casa, tipo Udine lo scorso 4 maggio) e i calciatori che a Napoli – tutti e da sempre – vivono un rapporto speciale con la città. Lungo il post gara sul terreno di gioco per l’abbraccio ai tifosi ed è un gesto simbolico.Infine, Mazzarri. Avanti un altro era per bene informati il leit motiv in caso di colpaccio veronese. Sono i risultati a dire che la coraggiosa gestione Mazzarri non è stata finora accompagnata da buoni risultati. Come quella di Garcia. Ambedue contrassegnate dalla conduzione a briglie sciolte del presidente De Laurentiis che di fatto ha bissato col tecnico tornato per amore, e per crisi di astinenza, alla guida di una squadra ridotta ad una busta di coriandoli aperta – visto che è il periodo – e lasciata per strada abbandonata con pochi quadratini di carta dentro. Commissariato Garcia, presenza invasiva e invadente del patron anche a con Mazzarri che ha però un vantaggio: parla chiaro quando deve. Lo ha fatto con la squadra, che non lo ha scaricato nel momento più difficile.      

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