Bene il Var super techno e super veloce

Riuscendo a sedare nuove e vecchie polemiche (dai rimborsi per alcuni arbitri ai veleni per la nomina di Bergamo si proprio quel Paolo Bergamo noto alle cronache sportive per plurimi aspetti ) il mondo arbitrale guidato da Trentalange è impegnato in una delle più attese riforme, che finora sta dando buoni frutti. L’esame del Var in caso di dubbi non costringe più il direttore di gara ad andare vicino ad un monitor, a sbirciare il video tra due teli al vento o due strisce di cartone a seconda della luce, che peraltro in 90 minuti cambia se non trattasi di gare in notturna. Adesso è tutto centralizzato: la Var Room è in realtà una Var Operation, un qualcosa di altamente persino suggestivo a visitarlo come ci è capitato a noi di Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) invitati da Lega serie A a Lissone, accolti da Lorenzo Dallari (direttore comunicazione e durante i massacranti lavori …capo cantiere) Tiziano Mauri ed Emanuele Tigani, figlio dell’indimenticato Michele per anni addetto stampa della Lega di un altro calcio e anche di ben minori cadute di stile in generale. Il tutto a una ventina di chilometri da Milano, cittadina a braccetto con Monza. Infilarsi nel dedalo magico, un ordinato labirinto di stanze silenziose con monitor cuffie postazioni per le telecronache dette ds tubo perché effettuate in una postazione lontana non sul campo, tecnici che lavorano agli episodi centrali di una partita, tutto in un planetario di 2400 metri quadrati lungo un affollato vialone di Lissone, denominato International broadcast centre, significa capire l’evoluzione di un mondo che non può essere legato soltanto al rigore si-rigore no. Le sale Var sono con 4 postazioni, due tecnici e due arbitri, ogni poker lavora su una partita, in caso di dubbi la parola finale spetta a Rocchi & C. Ovvero il gran capo della Can e la commissione. Il tutto avviene, ormai è certo, in tempi più rapidi e soprattutto evita di classificare gli arbitri in sudditi e primattori. Mi spiego meglio: se Rocchi diceva al Var rivedete in caso di dubbi i colleghi più giovani e meno titolati dicevano: beh, boh a me sembra così però vieni a vedere. Se un giovane fischietto meno titolato diceva sl var dove c’era Rocchi o Orsato e quello diceva: è così ma se vuoi vieni, il giovane diceva ma per carità. Ecco perché in passato si è parlato di arbitri senza la personalità giusta.
La Var room è il cuore del progetto, collegata con 17 stadi di serie A: 8 Var room per gli arbitri di A, 4 per la B non ancora attive, una sorta di porta chiusa al mondo, senza neppure finestre per permettere concentrazione e concedere tranquillità agli arbitri impegnati a visionare filmati in poche decine di secondi. Il centro di Lissone è stato studiato nei minimi particolari, come ha osservato Riccardo Signori su http://www.ussi.it: una autostrada di cavi, se ne sono contati 250 km, poi 230 monitor tv, 16 cabine di commento, 24 postazioni editing, una sala per infografica, 2 sale per virtualizzazioni, una sala conferenze, 12 sale Var e una di supervisione con gli schermi su tutte le partite di serie A, 320 segnali smistati per match round. Sono occupate stabilmente una trentina di persone, che diventano 80 nei giorni di gara. Oltre al lavoro degli arbitri, c’è quello giornalistico che impiega 60 colleghi professionisti: insieme ai tecnici si occupano del commento delle partite in italiano, inglese e lingua araba, creando contenuti per 11 format differenti di highlights.
Il Var short-time è un significativo spunto di questo inizio campionato.

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